Gioco
«Ho detto: siamo due vecchi e ci hanno portato l’acqua»
LIVORNO. Massimo e Roberta Trainni, 70 e 64 anni, fanno capolino con la testa dalla porta d’ingresso della loro villa sul lungomare. Il sole è alto da un pezzo e rimbalza sulle statuette dei sette...
LIVORNO. Massimo e Roberta Trainni, 70 e 64 anni, fanno capolino con la testa dalla porta d’ingresso della loro villa sul lungomare. Il sole è alto da un pezzo e rimbalza sulle statuette dei sette nani sistemate sul tavolo del giardino. Per i due coniugi la notte di terrore non è ancora finita e non solo perché dalle 3,20 non hanno più chiuso occhio.
«Lasciateci in pace», grida la signora mentre chiude la porta. Un vicino si avvicina per sapere come stanno Massimo e Roberta e se li hanno fatto del male. «Stamattina alle 6 ho visto le macchine della polizia e mi sono preoccupato», aggiunge. «No stanno relativamente bene», tranquillizza il figlio gettando lontano la sigaretta.
Marito e moglie hanno ripercorso l’ora passata con i banditi durante la mattinata passata in un ufficio della Questura. «Mi ero assopito sul divano del salotto e non mi sono accorto che i tre uomini erano entrati», ha detto il professionista in pensione. La prima ad accorgersi che in casa erano entrati dei ladri è stata la moglie. «Stavo dormendo quando sono stata svegliata dalla luce di una torcia. Quando ho aperto gli occhi me li sono trovati di fronte: avevano il volto coperto, uno di loro mi ha puntato contro un cacciavite mentre l’altro una pistola». Dalle descrizione che la stessa donna ha fatto agli inquirenti, si potrebbe trattare di un revolver. «Niente a che vedere con le pistole finte alle quali tolgono il tappo rosso per far credere che siano vere», taglia corto un agente al termine del sopralluogo.
È dall’insistenza con la quale hanno chiesto ai loro prigionieri dove fosse la cassaforte che gli investigatori sono arrivati alla conclusione che i ladri o i loro mandanti sapessero che cosa cercare, ma non dove. «Erano insistenti – hanno confermato – volevano sapere dove la nascondevamo e intanto continuavano ad ispezionare la casa».
Che si sia trattato di una banda di professionisti lo fanno capire le piccole cose. Una su tutte è un frammento di conversazione che la signora ha raccontato agli inquirenti.
«A un certo punto – ha spiegato – ho detto a uno di loro di lasciarci in pace, di non farci del male perché siamo due vecchietti e mio marito ha pure problemi di cuore». Altri banditi, visti i precedenti, sarebbero arrivati a picchiare per farsi dire dove fosse la cassaforte. Invece uno dei tre malviventi è andato in cucina e ha portato dell’acqua. «Si tratta di professionisti», spiegano dalla polizia che cerca i mandati provando a rispondere alla domanda chiave: Come sapevano della cassaforte piena? (f.l.)
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