Il Tirreno

Livorno

porto: la polemica

Botta e risposta al veleno tra riparatori e Cgil

LIVORNO. «Bene ha fatto il presidente dell’Autorità portuale, Giuliano Gallanti, a puntualizzare che se esiste solo un'ipotesi di portare la concordia a Livorno, occorre affrettarsi per effettuare i...

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LIVORNO. «Bene ha fatto il presidente dell’Autorità portuale, Giuliano Gallanti, a puntualizzare che se esiste solo un'ipotesi di portare la concordia a Livorno, occorre affrettarsi per effettuare i necessari lavori in porto: riaprire il bacino in muratura e ripristinare i fondali, indipendentemente da cosa succederà nelle manovre di raddrizzamento del relitto». La Gestione Bacini spa risponde così alle dichiarazioni rilasciate al Tirreno dal segretario della Cgil, Maurizio Strazzullo.

«Questi interventi – continuano i riparatori – non possono essere procrastinati, neanche al prossimo autunno. Siamo convinti che una volta sollevato il relitto, si dovrà procedere subito al tamponamento delle falle, con la nave allibata e messa in condizione di avere un pescaggio tale da poter entrare il prima possibile nel bacino grande. Tutto al fine di non minare le attività portuali ed evitare i potenziali rischi ecologici».

Dalla Concordia ai bacini il salto (e la polemica) è breve: «È di dominio pubblico – continua la nota – che le dichiarazioni dell'amministratore delegato di Azimut, Vincenzo Poerio, siano speculari alle parole di Strazzullo. D'altronde, quegli iscritti che la Cgil ha da difendere nel settore cantieristico coincidono quasi esclusivamente con i dipendenti di Azimut. La relazione del Rina, sbandierata da entrambi, non è stata commissionata dall'Authority, bensì dalla stessa Azimut, al contrario di quanto affermato dal segretario Cgil. Il documento tratta argomenti diversi dalle compatibilità dei due settori, temi rintracciabili nel piano portuale di Gallanti».

«Invitiamo il segretario – scrivono i riparatori – a leggersi con attenzione lo studio della Camera di Commercio sulla possibile compatibilità delle attività. Dall'insediamento di Azimut al 2007, il settore delle riparazioni ha inciso sul fatturato della società per 15 milioni di euro all'anno. Con quanta forza lavoro sia stato però raggiunto un traguardo tanto brillante in termini di fatturato, pare essere sfuggito allo stesso segretario. Oggi – sostengono i riparatori – attraverso l'agognata riapertura di una funzionale area bacini, il fatturato sarebbe raddoppiabile. Con un incremento della forza lavoro di 600 unità».

La “terza gamba” delle riparazioni, ripetono dalla Gestione Bacini, «fa parte dell'accordo globale fatto a suo tempo dal Comune con Azimut. Noi non ci nascondiamo dietro ipotesi campate in aria, siamo realisti: l'apertura del bacino in muratura, in coincidenza con quello galleggiante e con la banchina 76 (con o senza l'operazione Concordia) rappresentano l'unica opportunità di lavoro per una Livorno agonizzante sotto il profilo economico e commerciale». Poi su Azimut: «Nessuno intende mettere in discussione la presenza di questa grande società e le minacce di abbandonare la città fanno parte di una strategia dell’azienda che mira a conservare il monopolio sulla strutture. Se poi l'amministrazione comunale e il sindacato vogliono prendersi la responsabilità di non tenere fede all'accordo globale si sentano pur liberi di farlo. È certo che la Gestione Bacini non resterà a guardare. Siamo certi che il Comitato portuale non potrà che accettare la proposta di Gallanti, che prevede la presenza contemporanea delle due attività».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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