Il Tirreno

Livorno

Alfea al Comune: prendere o lasciare

di Juna Goti
Alfea al Comune: prendere o lasciare

I pisani dettano le loro condizioni su gestione e dipendenti. Serve un accordo entro la settimana o l’ippodromo chiude

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LIVORNO. L’ippodromo (e il Comune) sono con l’acqua alla gola: se il 28 giugno non partiranno le corse, l’Agenzia per lo sviluppo del settore ippico (Assi, ex Unire) ritirerà la concessione. Da Palazzo Civico sono state inviate cinque lettere ad altrettante società per raccogliere proposte di gestione e far finalmente partire la stagione.

Ma i tempi sono così stretti (e l’orizzonte dell’ippica italiana così nero) che l’unica società che fino a oggi ha trattato con i vertici del Comune, la pisana Alfea, può mettere sul tavolo l’ultima offerta e dire a chiare lettere: signori, «è un pacchetto prendere o lasciare».

Come ripete il rappresentante dell’area tecnica della società, Emiliano Piccioni, «ormai i tempi per raggiungere un accordo sono davvero strettissimi». Più di quanto si possa immaginare. Infatti, se è vero che l’Assi ha chiesto di mettere in pista i cavalli entro il 28 giugno, è vero anche che le iscrizioni alle gare scadono due settimane prima: domani.

Ed ecco il paradosso: entro domani Livorno dovrebbe rispondere “presente” all’ente nazionale, ma le cinque società invitate dal municipio a farsi avanti per gestire il Caprilli dopo che il bando è andato deserto, hanno tempo fino a venerdì - ovvero un giorno dopo - per presentare la propria offerta. Tra queste c’è Alfea.

«Secondo noi – taglia corto il rappresentante della società – dopo che il bando è andato deserto, l’iter avrebbe consentito di intavolare una trattativa con un soggetto unico. Gli uffici legali del Comune hanno ritenuto, per una maggiore tutela, che fosse meglio prendere una strada diversa. Noi continuiamo a manifestare il nostro interesse».

Proviamo a riassumere: a fine dicembre il Comune indice un bando per la gestione del Caprilli che almeno sulla carta calza a pennello indosso a pochissime società italiane, tra le quali Alfea; Alfea presenta una manifestazione d’interesse ma poi la ritira, facendo andare deserto il bando; si arriva così a ridosso della stagione sportiva e i vertici del Comune scelgono di non procedere alla trattativa con un solo soggetto, ma di inviare cinque inviti ad altrettante società; nel frattempo si tratta ancora con Alfea. Risultato: l’Assi potrebbe anche concedere qualche giorno di proroga per l’iscrizione alle gare, ma o c’è l’accordo subito o addio finanziamenti. E il Caprilli chiude.

Venerdì si saprà se altre società, oltre a quella pisana, hanno deciso di farsi avanti (non è impossibile ma improbabile, considerando la crisi dell’ippica, la lontananza delle altre strutture e il bando già andato deserto).

Di sicuro Alfea farà la sua offerta. I dettagli, ovviamente, resteranno top secret fino alla chiusura delle procedure. In linea di massima la società dovrebbe mettere sul piatto quanto già discusso nelle ultime settimane col Comune e presentato dai sindacati ai lavoratori.

Ovvero l'affitto del ramo di azienda (la Labronica) per sei mesi, fino al 31 dicembre, per poi firmare la concessione pluriennale del Caprilli.

Alfea sarebbe disposta a tenere il personale della Labronica (in tutto venti lavoratori) fino a dicembre, alternando le attività di una quindicina di operatori alla cassa integrazione: dopodiché sarebbero confermati al massimo sette o otto dipendenti.

«Per noi – chiude Piccioni – questa è l'unica strada sostenibile per sperare in un bilancio a zero, in sostanza per non rimetterci. È un pacchetto prendere o lasciare. È chiaro che il progetto per decollare dovrà avere il bene placido dei lavoratori: in questo senso non sta a noi, ma al Comune e alla Labronica trovare l'accordo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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