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Costa, i periti ottengono un mese in più per i lavori
Slittano al 9 luglio i termini per la consegna delle risposte alle 50 domande Respinta la richiesta difensiva di sequestrare il locale diesel della Concordia
ISOLA DEL GIGLIO. Ci vorrà un altro mese. I periti nominati dal gip Montesarchio hanno chiesto un mese in più per depositare le conclusioni sui 50 quesiti formulati sul naufragio di Costa Concordia. La scadenza iniziale era il 9 giugno, adesso è il 9 luglio.
Da 90 a 120 giorni. Il collegio, di cui è presidente l’ammiraglio Cavo Dragone, ha avuto un incontro in Tribunale alla vigilia della scadenza proprio con il giudice. In altre circostanze, in questi mesi, i periti avevano tenuto riunioni con i consulenti di parte sempre in Tribunale, per fare il punto sui lavori, per il quale erano stati inizialmente concessi 90 giorni. Lavori che avevano scontato un ritardo iniziale dovuto all’individuazione dei locali adatti per il riversamento dei dati della scatola nera. È verosimile che una buona parte dei quesiti relativi al comportamento del comandante Schettino e degli altri 8 indagati abbia già trovato risposta, ma che vi siano altre questioni che devono essere approfondite.
Appuntamento il 21 luglio. Invariata, invece, la data della discussione dei risultati dell’incidente probatorio: il 21 luglio. E verosimilmente, l’udienza si terrà di nuovo al teatro Moderno, come era avvenuto il 3 marzo .«Sequestrate il diesel». Alcune settimane fa, il gip aveva respinto una richiesta di sequestro del locale diesel-generatore di emergenza al ponte 11 di Costa Concordia, avanzata dal collegio difensivo di Francesco Schettino: gli esperti avevano segnalato che «da numerose testimonianze (macchinisti ed elettricisti di bordo) risulta che tale apparato non funzionò in modo corretto, rivelando gravi anomalie e difetti nell’avviamento e nell’inserimento dell’interruttore principale, provocando mancanza di erogazione di energia elettrica dopo l’urto e ricorrenti interruzioni per surriscaldamento del macchinario fino al totale definitivo distacco, comportando intralci e ritardi d’intervento nelle operazioni di emergenza». Oltre al locale diesel propriamente detto, gli esperti suggerivano anche l’ispezione di oblò, finestrini e portelloni di murata , in relazione alla «percezione del rumore di rottura di cristalli» in concomitanza con lo sbandamento della nave.
«No ai sigilli». La dottoressa Montesarchio ha respinto l’apposizione dei sigilli, perché tale atto non rientra nelle competenze e nei poteri del gip e del collegio; avrebbe caso mai dovuto essere un atto della polizia giudiziaria al momento del sequestro oppure ordinata dalla Procura. Una decisione che non è mutata nonostante le ripetute richieste di chiarimenti del collegio difensivo, che segnalava come «si evince chiaramente dalla relazione degli stessi consulenti del pm la centralità e l’irrinunciabilità degli accertamenti richiesti».
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