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Livorno

Agelp, schiaffo firmato Asamar

Agelp, schiaffo firmato Asamar

Gli agenti marittimi: i guai nascono dal conflitto d’interessi fra socio e debitore

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LIVORNO. Non potrebbe essere più duro il contrattacco che sui guai dell’Agelp – l’unico soggetto autorizzato in porto a fornire manodopera per fronteggiare i picchi di lavoro – arriva dall’imprenditoria privata portuale: segnatamente dagli agenti marittimi raggruppati in Asamar (che ha appena eletto in Laura Miele il nuovo presidente).

Sotto i riflettori è la situazione dei 64 lavoratori Agelp mentre è annunciata la possibilità che l’imminente assemblea dei soci decida di mettere in liquidazione l’impresa. Con tutto quel che ne consegue dal punto di vista dell’occupazione. E se nei giorni scorsi i vertici dell’Ancip (l’organizzazione nazionale delle Compagnie portuali) aveva visto la radice dei problemi di Agelp nella deregolamentazione selvaggia,adesso il consiglio direttivo di Asamar ripete che «gli imprenditori sono pronti ad assumersi la responsabilità del futuro dei molti lavoratori oggi a rischio ma ciò nella misura in cui sapranno e potranno creare sviluppo e non come fardello di errori altrui».

Gli agenti marittimi puntano il dito contro «il corto circuito che ha partecipato al dissesto finanziario dell'Agelp, allorché quest'ultima ha nel suo socio di maggioranza il suo maggior debitore. Debitore e socio verso il quale gli amministratori della società, da esso espresso, in patente conflitto d'interesse, – affermano – nulla hanno mai fatto, come invece avrebbero dovuto, per rientrare dei crediti di Agelp». E aggiungono: «Se invece, tutto quanto sopra non fosse il frutto di mera dimenticanza ma riflettesse la volontà di portare le lancette dell'orologio indietro di trent'anni, allora scriveremmo scientemente la parola fine sul futuro del nostro scalo».

Per gli agenti marittimi c’è da interrogarsi «sulle origini di questo fallimento e sul nesso di causa-effetto che ha portato, in questo caso la Agelp, ma più in generale il porto tutto in una situazione di grave difficoltà». Senza contare che «inefficienza e scarsa produttività oggi non sono più tollerate dal mercato (non locale ma internazionale, è su quello che competiamo».

Non mancano le frecciate a chi parla di Far West «senza che nessuno ovviamente conosca quel fenomeno storico così peculiare (e i suoi ideali di fondo)» , così come la stoccata a una immagine di imprenditore che «risulta ancora quella legata a categorie ideologiche disintegrate dalla storia».

Macché Far West, insomma: semmai – si sottolinea – «nessuno ricorda, ad esempio, come proprio a Livorno si sono disattese da subito le regole, meglio, le norme previste dalla riforma (legge 84/94), quando – e qui è un nuovo attacco dell’Asamar alla Compagnia portuale – quando l'allora soggetto prestatore esclusivo di manodopera avrebbe dovuto scegliere tra rimanere tale, non più in via esclusiva, o, invece, trasformarsi in soggetto imprenditoriale. Risultato: la creazione di un gigante dai piedi d'argilla che, nonostante la straordinaria condizione di miglior favore e l'occupazione delle aree portuali, non è riuscito ad essere competitivo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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