Gioco
La voglia d’impresa è appassita Giù le saracinesche
Appassisce la voglia di imprenditorialità nella nostra provincia. Se le giovani generazioni trovano difficilmente sbocco nel lavoro dipendente, anche i tentativi di mettersi in proprio non...
LIVORNO. Appassisce la voglia di imprenditorialità nella nostra provincia. Se le giovani generazioni trovano difficilmente sbocco nel lavoro dipendente, anche i tentativi di mettersi in proprio non sembrano incontrare miglior fortuna. Spunta fuori l'interrogativo: ma allora dove finiscono i ragazzi e le ragazze all'uscita dal ciclo di studi? Il punto di domanda resta in sospeso: c'è da attendere l'uscita dei dati più recenti relativi ai giovani "né né" - cioè quelli che non studiano né lavorano - perché: 1) nelle ultime due rilevazioni disponibili effettuate dal ministero eravamo fra le 5 province del Centro Nord dove più preoccupante era questo fenomeno; 2) è tutt'altro che da escludere un ulteriore ingigantimento di questo "limbo generazionale", che nell'immediato può apparire una pacchia ma, guardando meglio, è soprattutto una condanna.
La fotografia del Centro studi ricerche della Camera di commercio segnala che nel primo trimestre di quest'anno sono nate nella nostra provincia 797 imprese, quasi cento in meno rispetto allo stesso periodo di dodici mesi prima. Tradotto: nella nursery delle aziende-bebè c'è l'11% di "nascite" in meno. Un calo che è ai massimi livelli nella nostra regione: ci superano (e di poco) solo Pistoia, dove la diminuzione raggiunge l'11,8%, e Siena, dove tocca l'11,7%. Ma siamo al doppio del resto della Toscana e al triplo di quanto avviene su scala nazionale. Per avere un'idea: a Pisa il calo è a malapena di tre punti e mezzo, a Lucca è impercettibile, quasi zero.
L'altro lato della medaglia è quello della "mortalità" delle aziende: da Capodanno alla fine del mese di marzo hanno tirato definitivamente giù la saracinesca 938 imprese nella nostra provincia. Erano state 753 un anno prima nel medesimo lasso di tempo. E' come se ogni quattro ditte chiuse nei primi mesi del 2011 adesso se ne fosse aggiunta una quinta. In pratica, l'impennata nelle cessazioni è pari al 24,6%. Un boom che in tutta la Toscana è sorpassato solo dal caso di una provincia in crisi nera come Massa Carrara (più 38,1%). E' impietoso il confronto con il resto della Toscana (dove le cessazioni aumentano sì ma tutt'al più del 12,7%) e anche di tutto il Bel Paese (su scala nazionale l'incremento delle aziende che chiudono non raggiunge neanche l'11%).
«Il fenomeno della diminuzione delle iscrizioni è comune a nove delle dieci province toscane», dice il dossier del Centro studi camerale: «Solamente Lucca mantiene i valori che presentava dodici mesi prima». E aggiunge: «La nostra provincia esce malconcia dal confronto con le altre province toscane anche dal lato delle cessazioni, visto che presenta il secondo maggior valore». Comunque, – avverte – il tasso di natalità trimestrale provinciale «passa dai 2,8 punti percentuali del periodo gennaio-marzo 2011 ai 2,4 attuali, valore che comunque rimane più elevato rispetto alla media regionale (2,2) ed a quella nazionale (2,0)». Questo significa che il tessuto imprenditoriale livornese «tende dunque ad assottigliarsi ad un tasso dello 0,4%, valore in netta controtendenza rispetto alla crescita rilevata nel primo trimestre 2011», ma è un fenomeno «comune a tutte le province toscane (fatta salva Arezzo) e all'intera Italia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
