Il Tirreno

Livorno

«Siamo noi a tenere viva la Venezia»

di Juna Goti
«Siamo noi a tenere viva la Venezia»

È polemica tra commercianti e Monica Ria (circoscrizione 2) sulle notti giovani in centro: «Finitela col demonizzarci»

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LIVORNO. «Finiamola col demonizzare i commercianti trattandoli alla stregua di procacciatori di vandalismo e confusione». E ancora: «Siamo i primi a sbatterci e batterci per far capire l'importanza dell'educazione e del rispetto, siamo piccoli imprenditori che vivono di questo lavoro e rischiano, non ci stiamo più a pagare il conto di qualsiasi problematica». La nota porta la firma di Daniele Simoni, presidente del centro commerciale naturale che riunisce gli esercenti della Venezia.

Così nel rione attraversato dai canali e dal gusto mediceo, insieme alle notti estive sono tornate le polemiche. A scatenarle, questa volta, è stata una lettera scritta due giorni fa al Tirreno dalla presidente della circoscrizione 2, Monica Ria. Nella lettera Ria aveva caldeggiato un «patto di civiltà», facendo appello a quelle «molte, piccole regole che ognuno dovrebbe considerare normale rispettare come non abbandonare rifiuti, non parcheggiare in zone pedonali o sui marciapiedi».

Poi la stoccata sul divertimento notturno in centro: «Penso al quartiere Venezia o alla zona piazza Cavour, via Ricasoli e dintorni, zone con una struttura urbanistica e una densità abitativa tali da non poter più sopportare lo stress di una movida che da tempo sta degenerando». «Non è possibile – aveva sottolineato ancora – che i locali in pieno centro stiano aperti fino alle 4 di notte: schiamazzi, comportamenti scorretti, atti di vandalismo, bottiglie e immondizia abbandonati ovunque (il nuovo fosso del viale Caprera contiene più bottiglie che acqua), strade che vengono scambiate per bagni a cielo aperto, per non parlare del parcheggio selvaggio nonostante la presenza di molti parcheggi che sono stati pubblicizzati con volantini distribuiti nei locali».

E la risposta dei commercianti non si è fatta attendere. «Se uno getta l'Estathè dal finestrino – scrive Simoni – è colpa di chi glielo ha venduto? Se qualcuno lascia l'immondizia sulla spiaggia, la chiudiamo così che non possa ripetersi? Il rispetto e la buona educazione non possono essere insegnate "solo" nei locali della Venezia ma nelle case di tutta la città. Non dovrebbe essere compito della classe politica responsabilizzare le nuove generazioni?».

«Le buone maniere elencate – riprende – sono regole di vita generali che tutti dovremmo seguire da Antignano a Shangai, ma questo cosa c'entra col lavoro dei commercianti che proprio con la crisi economica riescono, sfruttando forse uno dei pochi punti ancora attivi a Livorno qual è il turismo, a creare un piccola economia che ha un indotto troppo spesso sottovalutato?».

Il rappresentante del centro commerciale naturale controbatte che «non è affatto vero che i locali rimangono aperti fino alle 4, staccano la musica a mezzanotte e rimangono aperti nei limiti di legge».

Ria aveva sottolineato che «nessuno vuole impedire il divertimento e vuole arrivare alla chiusura forzata dei locali, ma tutto deve avvenire nel rispetto delle regole, nel rispetto della vita altrui, altrimenti non avrà senso pensare a progetti futuri di rilancio». «Ma ci tengo a sottolineare - risponde a tono Simoni – la liberalizzazione degli orari da parte del governo Monti, che nessuno può minacciare di togliere, se non lui stesso».

«Comunque sia – chiude – i gestori chiudono al massimo intorno alle 2 e passano più di un’ora a ripulire strade, ponti, muretti da bottiglie e bicchieri, andando ben oltre il proprio ruolo, proprio perché ci tengono al decoro di questo rione che è la primaria fonte di guadagno come potrebbe essere per un operaio pulire il proprio attrezzo da lavoro. Ci tengono molto più di altri che lo vorrebbero silente e morto: ricordo che questo quartiere è più sicuro di altri perché la presenza di attività commerciali funziona anche da deterrente alla piccola criminalità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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