Toscana
Cgil: guai se vanno in tilt le scelte sulla Porta a Mare
Il leader Strazzullo: «Ben venga il Concordia ma a patto che non sia un autogol Occhio alle crociere, Msc se n’è andata perché Livorno non è stata affidabile»
LIVORNO. «Figuriamoci se, in questo presente di guai, sono contrario a portare a Livorno una qualche opportunità di lavoro. Ma sulla Costa Concordia da far smantellare a Livorno (e, di riflesso, sul futuro dei bacini) smettiamola con le tifoserie e cominciamo a ragionare». Maurizio Strazzullo, il numero uno della Cgil, risponde al presidente dell'Authority che cerca di stanare la città su questi temi: al prossimo comitato portuale gli illustrerà la posizione costruita in tandem con le sigle di categoria (Fiom e Filt).
Intanto, Strazzullo sgombra il campo da un'idea: guai se la discussione su cosa si fa a Livorno, anziché basarsi sul confronto fra i soggetti della città va a cercare sponde a Roma («non deve dirtcelo il ministero su cosa costruiremo il nostro domani»).
Per il leader della Camera del lavoro il primo passo è avere una idea di quali siano i binari sui quali si intende costruire lo sviluppo. Di tutto di più? Nessuno sogna la pianificazione sovietica ma, secondo Strazzullo, non è una risposta quella che si limita a lasciare campo libero. Invece qualcosa c’è già, e non avrebbe senso compromettere quel che c’è in nome di quel che si immagina possa arrivare. Fuor dai genericismi: l’Authority ha commissionato al Rina uno studio su quale mercato possano avere le riparazioni navali a Livorno, doveva aggiungere anche la risposta a un interrogativo sulla compatibilità con l’esistenza della costruzione di megayacht e con la programmazione del porto turistico.
Il numero uno della Cgil mette lì tre tasselli.
Il primo: la storia delle “tre gambe” (costruzione, riparazione, porto turistico) per il dopo-Cantiere sta nel primo accordo ma già nel patto del 2007 la “gamba” delle riparazioni è inquadrata in futuri approfondimenti e ulteriori dibattiti.
Il secondo: il Costa Concordia non può essere usato come la zeppa che blocca (o tiene a bagnomaria) le scelte già fatte su questo modello di sviluppo nel segno della nautica, del turismo, degli yacht.
Il terzo: si parla delle riparazioni navali come di un settore che, nel 2008, già durante la crisi contava 1.380 addetti in 95 imprese. «Evidentemente abitavo in un’altra città, questi numeri non li ricordo proprio», ironizza Strazzullo («eppure per la mia storia personale cos’è stato il Cantiere e cos’era la carpenteria metallica dovrei saperlo bene, no?»).
Quel che la Cgil teme è soprattutto l’”effetto divagazione”: rincorrendo ora l’una ora l’altra cosa, si finisce per disfare le scelte che si sono costruite. «Guai se si resta a galleggiare, è come autocondannarsi».
Strazzullo invita a non farsi ingabbiare dalle tifoserie. E se vuol difendere i piani di investimento e i carichi di lavoro di Azimut, al tempo stesso – insiste – non ci sta a dare una cambiale in bianco ai costruttori di yacht: il bacino grande può anche gestirlo Azimut ma vade retro qualsiasi ipotesi di tombarlo o allagarlo definitivamente («ogni trasformazione dev’essere reversibile»).
Dunque, ok alla Concordia ma non in astratto bensì «a patto che». Cosa? Ad esempio, noi diamo una mano a questa emergenza nazionale e il ministero accelera gli escavi. «Ma chiediamolo da subito, senza aspettare chissà quando».
L’ultima sottolineatura riguarda le crociere. Strazzullo suona la sirena d’allarme per la fuga di Msc dal porto di Livorno: «Se n’è andata – afferma – perché il porto non è stato in grado di dare l’affidabilità che chiedevano. Il motivo? Non c’è una definizione chiara di quel che vogliamo fare, di quel che possiamo mettere in campo, di cosa ci si può aspettare da noi». E aggiunge: «Con le idee confuse non si va da nessuna parte e non si aggancia nessuna ripresa».
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