Il Tirreno

Livorno

Disoccupato e sfrattato si getta sui binari

di Lara Loreti
Disoccupato e sfrattato si getta sui binari

La Polfer lancia l’allarme e fa viaggiare i convogli a passo d’uomo: un macchinista lo vede e lo fa salvare

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LIVORNO. Due giorni fa è successo a Caserta, 4 giorni fa a Velletri. Storie di gente che perde il lavoro, la casa, la famiglia. L’altro giorno è accaduto a Livorno: un operaio di 50 anni tenta di togliersi la vita, gettandosi sui binari del passaggio al livello di via Provinciale Pisana. A gennaio ha perso il lavoro. Era un muratore specializzato, ma la sua ditta è in crisi. E così viene licenziato. Comincia un periodo nero. Il cinquantenne, originario del Nord Italia ma da anni a Livorno, arranca con gli ultimi risparmi che gli sono rimasti. Ha un affitto da pagare. E poi deve contribuire alle spese di famiglia: è separato con un figlio grande e i soldi non sono mai abbastanza. Negli ultimi giorni, arriva la mazzata finale. Il suo datore di lavoro, che è anche il proprietario dell’appartamento dove vive, gli dà l’ultimatum: o paghi l’affitto o te ne vai. Il cinquantenne è disperato. Non ha neanche i soldi per comprarsi le sigarette. La vita diventa solo un peso. Un chiodo fisso lo tormenta: trovare i soldi. Per pagare l’affitto, per far fronte alle spese di casa, per acquistare il cibo. Per sopravvivere. La situazione è sempre più pesante. E l’incubo più duro è che non si riesce a trovare lavoro. Dopo aver perso l’occupazione in ditta, il cinquantenne prova a farsi avanti in altre aziende. Ma di questi tempi è come scalare l’Everest a piedi nudi. Ci vorrebbe un miracolo. All’inizio, l’operaio non si perde d’animo. Le prova tutte. E così inizia a proporsi privatamente per lavoretti. Si fa avanti nel suo quartiere, quello della stazione, e poi prova a chiedere nei bar, ad amici e a conoscenti. Niente da fare.

Finché una sera in cui il fardello della sopravvivenza è più pensate che mai, va in un supermercato e compra un bottiglione di vino, pronto ad ubriacarsi. Poi fa un salto nel suo bar di riferimento, vicino alla stazione, e lì si sfoga con il titolare e con gli amici. Con loro, seduto al bancone, comincia a fare discorsi strani. «Non ne posso più, la faccio finita. Vivere così non ha senso. Mi tolgo di mezzo così risolvo tutti i problemi in una volta sola», dice. E quelle parole non sembrano pronunciate per scherzo. Poi esce dal bar, mette in moto lo scooter, che però non parte. La benzina è finita. Una metafora che l’operaio fa sua. «Vado a morire a piedi». E s’incammina verso i binari. Percorre a piedi un chilometro, che sembra infinito. Un cammino di morte che lo porta al passaggio al livello di via Provinciale Pisana. Lì ci sono tre binari, lui si distende su quello centrale. E aspetta che un destino a vagoni lo porti via con sé. Ma... non tutto è ancora perduto. Il barista s’è messo in allerta e ha rimuginato sulle sue parole. Preoccupato, ha dato l’allarme alla polizia ferroviaria, che a sua volta, senza perdere un solo minuto, ha allertato i macchinisti dei treni in transito per Livorno, invitandoli alla marcia a vista, cioè a meno di 20 chilometri orari. Sono le 21.30 quando un ferroviere, alla guida di un regionale diretto verso Livorno, vede l’uomo sdraiato e dà l’allarme. In un pochi minuti arrivano gli agenti della polfer, guidati dal capo Simone De Carlonis, e poi un’ambulanza. L’operaio è salvo. Non è ancora la sua ora. E lo dimostra il fatto che sul binario su cui s’era disteso, quello centrale, non era ancora passato nessun treno.

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