Sicurezza
Multa beffa a Grimaldi: mille euro
La Compagnia sanzionata per i ritardi replica: investiti 6 milioni. Ma spuntano 3 ore di buco la notte dell’incidente
LIVORNO. Ha il sapore della beffa la multa che la Capitaneria di Porto ha potuto contestare alla società Atlantica di navigazione spa, del Gruppo Grimaldi, per «i ritardi nella campagna di ricerca» dei 198 bidoni tossici dispersi in circostanze ancora poco chiare la notte del 17 dicembre scorso dall’Eurocargo Venezia in navigazione tra Catania e Genova e in transito al largo dell’isola di Gorgona. «Poco più di mille euro – confermano dalla Capitaneria – perché questo prevede il codice».
La multa nasce in seguito alle promesse – mentenute in parte – dalla Compagnia durante l’incontro del 29 marzo scorso quando i vertici di Grimaldi hanno presentato alle Autorità «il piano di recupero». In quella occasione la società avrebbe confermato di voler continuare le attività di ricerca dei bidoni sulla rotta compiuta dall’Eurocargo per una lunghezza di ulteriori dodici miglia e il recupero dei 95 individuati tra il 18 e il 22 di febbraio.
A fine marzo la società ha anche fornito una data di inizio lavori «tra il 10 e il 12 maggio». E promesso che le ricerche dei fusti non si sarebbero fermate nemmeno – come è poi accaduto – avessero avuto esito negativo. Ma la Sentinel, la nave affittata da Grimaldi per la ricerca dei fusti dispersi e in quelle per il recupero di quelli individuati, è salpata da Civitavecchia solo il 21 maggio, undici giorni dopo la data che la Compagnia aveva fissato per l’inizio dei lavori. Undici giorni di ritardo che sono costati la multa.
Da parte sua il Gruppo Grimaldi spiega che «l’investimento complessivo nell’operazione di ricerca e recupero supera i 6 milioni di euro». E sottolinea come sia «la prima volta nella storia della navigazione in Mediterraneo che un armatore mette a disposizione mezzi e risorse, affrontando costi ingenti per un’operazione estremamente complessa. In questa vicenda il Gruppo Grimaldi – conclude – ha agito ed agisce sempre con piena trasparenza e senso di responsabilità».
Il problema, adesso, riguarda la strumentazione con la quale andare a cercare i bidoni fantasma se – come sembra – la società dovesse fare marcia indietro. Secondo le batimetrie che si incontrano lungo la rotta dell’Eurocargo Venezia la notte dell’incidente, infatti, le profondità da scandagliare arrivano fino a 1300 metri e questo comporta strumentazioni speciali, diverse da quelle usate nella prima fase. Ecco perché – confermano fonti vicine alla Regione – è già stato intavolato un dialogo con le Forze Armate per avere il supporto della Marina Militare.
Ma dalle indagini della Procura, che ha iscritto nel registro degli indagati il comandate della nave con l’accusa di disastro colposo, spuntano tre ore di buco nella notte dell’incidente. Dalla ricostruzione fornita dalla Compagnia, infatti, la perdita dei due carrelli con all’interno 224 fusti, 26 dei quali ritrovati a bordo, sarebbe avvenuta tra le 4 del mattino e le 7,20 quando è stato lanciato l’allarme. Perché - si domandano anche gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Luca Masini – queste tre ore di attesa.
È stato anche appurato che il naufragio non sarebbe stato causato dalle cattive condizioni del mare, come sembrava inizialmente, bensì da una «brusca accostata a dritta» per evitare il sopraggiungere della motonave Craigside. Questi due elementi fanno pensare che parte dei fusti caduti possano essersi inabissati in un tratto di mare molto più ampio rispetto a quello che è stato scandagliato fino a questo momento.
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