Gioco
Tenta il suicidio dopo la morte del figlio
Donna di 48 anni salvata in extremis dai carabinieri grazie ai ripetitori dei telefonini
LIVORNO. Ha fatto appena in tempo a chiamare il 118 e a dire, con flebile voce, che aveva ingerito farmaci e bevuto alcol. Poi è svenuta e non ha più risposto al telefono. I carabinieri sono riusciti a tempo record a rintracciare la cella attraverso il telefonino e con varie ricerche anagrafiche a rintracciare il palazzo dove abitava. Un salvataggio in extremis successo in Corso Amedeo. La donna, appena raggiunta, ha rivelato di volersi togliere la vita per il dolore legato alla morte del giovane figlio, avvenuta qualche mese fa fuori Livorno.
L’allarme è scattato notte tempo, alle 3 circa. È stata lei stessa a fare la prima telefonata al 118 in cui ha rivelato di aver preso alcol e farmaci. Ha detto il suo nome, ma velocemente e infatti gli operatori del 118 non erano sicuri di averlo appuntato bene. A quel punto, è scattato il lavoro dei carabinieri, che per prima cosa hanno verificato la cella, individuando un raggio di 500 metri. Tuttavia, era molto difficile trovare una donna - di cui si sapeva bene solo il nome - in un’area così vasta. Allora i carabinieri hanno fatto un lavoro certosino e altrettanto rapido per cercare quante donne con quel nome abitassero in quella zona. Per fortuna la donna era regolarmente registrata e così hanno circoscritto ulteriormente l’area. Quindi, i m ilitari sono andati nel palazzo in questione, in corso Amedeo, hanno cominciato a far suonare il telefonino con singoli squilli per evitare di scaricare la batteria. Dopo vari tentativi, i militari hanno scoperto che il cellulare era al primo piano. Quindi, sempre con la tattica della suoneria del cellulare, hanno trovato anche l’appartamento.
A quel punto è scattato l’allarme ai vigili del fuoco, che hanno forzato la finestra per entrare in casa. Quindi finalmente è avvenuto il soccorso vero e proprio, a cui hanno preso parte carabinieri, volontari con il medico inviati dal 118 e vigili del fuoco.
La donna era esanime sul letto, semicosciente. È riuscita solo a sussurrare poche parole: «Volevo farla finita perché non sopporto il dolore per la morte di mio figlio».
I soccorritori l’hanno portata in pronto soccorso dove le è stata fatta una lavanda gastrica. Poi la 48enne è stata sottoposta anche ad altri accertamenti. I medici l’hanno giudicata guaribile in una decina di giorni. La donna ha ringraziato i carabinieri per l’importante salvataggio svolto, soprattutto per la tempestività dei soccorsi.(l.l.)
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