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Sequestro in provincia di Livorno nell’indagine sulle Profumerie Limoni
Riguarda anche la provincia di Livorno la raffica di provvedimenti di sequestri di proprietà immobiliari scattati in seguito all’indagine della Procura di Como che ha portato all’arresto del fondatore delle Profumerie Limoni
È scattato anche in provincia di Livorno il sequestro di proprietà immobiliari nell’ambito dell’indagine della Procura di Como che ha messo nel mirino il fondatore delle profumerie Limoni. L’operazione della polizia tributaria della Guardia di finanza della città lombarda ha messo i sigilli a beni per un valore complessivo di oltre 32 milioni di euro. I sequestri disposti dal gip riguardano 16 immobili e terreni (individuati anche nelle zone di Lucca, Varese, Bologna e Messina): fra questi spicca una villa con piscina e bosco privato che ha un valore stimato di 5 milioni di euro. Sequestrati anche 21 tra conti correnti bancari e cassette di sicurezza, oltre a partecipazioni societarie e a 4 autoveicoli (inclusa una Rolls Royce).
È finito nei guai il vecchio management dell’azienda: agli arresti il fondatore dell’azienda, Pio Francesco Borghetti, insieme all'ex amministratore delegato Nazareno Brandoni, al titolare di una ditta lombarda, Antonio Lemma, e alla moglie di quest'ultimo, Maria Cristina Bertesago. Le indagini delle Fiamme Gialle fissa lo sguardo su un complicato meccanismo che, a giudizio della Procura, ha portato a una appropriazione indebita nella seconda metà dello scorso decennio da parte del vecchio vertice dell’azienda (la nuova proprietà figura come parte lesa).
Gli inquirenti ritengono di aver smascherato un ingranaggio fraudolento che, creando all’estero società fittizie (o costituite nei paradisi fiscali), è riuscito a prosciugare il patrimonio dell’azienda fallita. In questo modo, secondo le accuse, sarebbe stata sottratta al fisco una base imponibile di 27 milioni di euro. Questo “giro” comprendeva nel complesso 14 società: otto di queste sono straniere (con sedi in Germania, Portoallo, Svizzera, Stati Uniti e Emirati Arabi Uniti) mentre sei risultano avere il quartier generale nel nostro Paese, principlamente fra Lombardia e Emilia Romagna.
Nell’indagini sono a vario titolo contestati reati come l'associazione a delinquere finalizzata a commettere più delitti di bancarotta fraudolenta, reati tributari (omessa dichiarazione, omessa versamento di Iva, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti) e appropriazione indebita, tutti con l'aggravante della transnazionalità.
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