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Livorno

Morto in carcere a 28 anni, agente indagato

Morto in carcere a 28 anni, agente indagato

Yuri Attinà deceduto alle Sughere dopo aver inalato gas. L’accusa è di omicidio colposo

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LIVORNO. Nicola Citi passeggia avanti e indietro per i corridoi del tribunale e saluta i colleghi della polizia penitenziaria che tengono d’occhio due ragazzi tunisini fermati con la droga.Ma stavolta per l’agente in servizio alle Sughere non c’è da scortare nessuno.

Alle 11 è in programma l’udienza preliminare nella quale è imputato per la morte Yuri Attinà, il ragazzo di 28 anni deceduto il 5 gennaio 2011 anno dopo aver inalato da un fornellino da campo una grossa quantità di gas butano, come ha accertato l’autopsia. Dopo mezzo ora di udienza, il giudice Gioacchino Trovato ha rinviato la decisione alla metà di luglio per un problema di notifiche avvenute nella consegna al padre della vittima.

L’accusa nei confronti dell’agente è di omicidio colposo e l’intenzione dei suoi legali sembra quella di voler affrontare il dibattimento.

La carriera professionale dell’indagato, non a caso appare senza macchia. «È una persona che non solo fa il suo lavoro – racconta chi lo conosce – ma cerca sempre di andare incontro ai detenuti partendo dalla convinzione che un clima sereno in carcere faccia bene a tutti».

Al centro delle indagini coordinate dal pubblico ministero Massimo Mannucci ci sono due documenti. Uno risale all’11 dicembre, il secondo al 28. Nel primo, visti i precedenti del detenuto, gli viene vietato l’uso del fornellino. Diciassette giorni più tardi, Citi, avrebbe firmato – sostiene anche la parte civile – un documento nel quale autorizza ad usarlo o comunque a dividere la cella con detenuti che lo hanno a disposizione.

Yuri alle Sughere, era al settimo padiglione, in cella con due compagni. Pare che alcuni giorni prima avesse rassicurato l’agente dicendo che non avrebbe fatto uso del gas e forse per questo Citi gli ha dato fiducia. Ma il pomeriggio del 5 gennaio ha inalato il gas e non si è più svegliato.

Nel procedimento si sono costituite parte ci vile la sorella e la nipote del ventottenne. «Io non so come stiano le cose e non voglio certo cercare colpe che non esistono. La responsabilità di questa storia è di Yuri – diceva la nipote all’indomani della tragedia – che l'ha pagata anche cara. Ma se c'è qualcuno che ha sbagliato è giusto che paghi». (f.l.)

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