Il Tirreno

Livorno

Arriva il robot, si recuperano i fusti

di Federico Lazzotti
Arriva il robot, si recuperano i fusti

Iniziano le operazioni sui 95 bidoni individuati. Per trovare gli altri 102 le istituzioni scrivono a Monti: serve la Marina

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LIVORNO. Un occhio elettronico per orientarsi, due braccia meccaniche per prendere i rifiuti e un paio di eliche che gli dovrebbero permettere di affrontare gli abissi e scendere fino a 450 metri di profondità. Lo spazzino dei fondali è blu come le sue prede e arancione e somiglia al papà di Wall-e, protagonista dell’omonimo cartone animato della Pixar. Dopo quasi sei mesi di attese e veleni oggi è pronto ad andare in acqua per recuperare i 95 bidoni tossici affondati in circostanze ancora poco chiare la notte del 17 dicembre dall’Eurocargo Venezia al largo di Gorgona e individuati due mesi più tardi, mentre altri 102 sono ancora dispersi. Tra domenica e lunedì, il prototipo costruito dalla Impresub ha effettuato i test davanti al porto di Civitavecchia e adesso è in viaggio verso un punto a circa 35 miglia dalla costa livornese. «Le operazioni – spiegano dalla Capitaneria – dureranno fino a metà di luglio e nella zona sarà vietata la navigazione».

La domanda che ora si fanno anche i tecnici che seguiranno i lavori a bordo della nave Sentinel riguarda le condizioni dei fusti. Soprattutto perché dopo mesi di silenzi, il direttore dell’Arpat di Livorno ha spiegato ieri che i catalizzatori che erano sul cargo, a differenza della scheda tecnica che li accompagnava, sono solfati e non solfuri, e per questo solubili in acqua. Ecco perché il sospetto, vista la pressione a quelle profondità – si arriva a 40 atmosfere – è di trovare i contenitori aperti e i sacchetti vuoti.

Eppure gli ultimi dati sui campionamenti di acqua e crosta sottomarina sono confortanti, anche se risalgono al mese di marzo: «Mare e fondali non sono inquinati». I più recenti – fatti settimana scorsa – riguardano invece le analisi sul pescato e non hanno comunque rivelato contaminazioni. In attesa di nuovi dati, attesi nei prossimi giorni, la parola d’ordine di esperti e istituzioni è semplice: nessun allarmismo o psicosi. Ma lo stesso dossier di Arpat sui rischi parla chiaro: «Più i bidoni restano a fondo e maggiore è il pericolo che le sostanze tossiche inquinino la catena alimentare e il santuario dei cetacei».

Ecco perché il monitoraggio andrà avanti altri sei mesi, mentre Regione, Comune e Provincia annunciano una lettera al presidente del Consiglio Mario Monti per chiedergli di far intervenire la Marina Militare nel tentativo di individuare i 102 bidoni fantasma. «Grimaldi non può esimersi dalle sue responsabilità – spiega l’assessore regionale all’Ambiente Anna Rita Bramerini – i fusti devono essere recuperati tutti nel più breve tempo possibile. E in ogni caso i costi dell’operazione dovranno essere a carico della compagnia». Le fanno eco i colleghi di Comune e Provincia che chiedono regole e controlli sulla navigazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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