Gioco
Il cavallino rosso corre più forte delle onde
LIVORNO. L’onore di alzare la coppa al cielo in piazza Mazzini, cuore del rivale Borgo Cappuccini, l’ha avuto il vogatore più giovane dei rossobianchi, il diciannovenne secondo remo di sinistra,...
LIVORNO. L’onore di alzare la coppa al cielo in piazza Mazzini, cuore del rivale Borgo Cappuccini, l’ha avuto il vogatore più giovane dei rossobianchi, il diciannovenne secondo remo di sinistra, Leonardo Giuliani. E lui ha intonato con i compagni l’immancabile inno del cavallino rosso. È andata al Venezia, per il quarto anno consecutivo, la 34ª edizione della coppa Tito Neri Risi’atori. La maratona del mare che vede sfidarsi gli otto rioni big della città tra le secche protette della Meloria e la Darsena del Cantiere.
Il cavallino rosso è tornato a correre dopo la bruciante sconfitta nella Coppa Santa Giulia. Ha corso più degli avversari. Ha corso più delle onde di scirocco che ieri si sono quasi inghiottite lo spettacolo.
La maledizione del maltempo (e dei timoni) è scattata subito, alla partenza, quando un’onda ha spinto gli equipaggi dell’Antignano (Circoscrizione 5) e del Labrone (Shangay - Fabbricotti) oltre lo spesso cavo dello start fissato tra la torre e il faro. Il timone dell’Antignano è stato danneggiato, quello del Labrone si è rotto e l’imbarcazione ha dovuto rinunciare alla competizione.
Non senza polemiche, sia del focoso presidente dell’Antignano, Bruno Mengheri (il suo equipaggio si è poi piazzato all’ultimo posto) che di quello del Labrone, Simone Giovannetti. Dice di avere dovuto tenere buoni i suoi fino all’arrivo in cantina: un po’ per la delusione («meglio arrivare ultimi che non riuscire nemmeno a partire, ci alleniamo tutto l’anno»), un po’ perché «una volta iniziata la sfida siamo rimasti soli alla Meloria e con quel mare non è stato facile rientrare». Piccola sventura anche per l’imbarcazione riservata a fotografi e autorità, che è andata in panne in mezzo alle onde e ha dovuto essere rimorchiata in porto.
In quel mare blu e arrabbiato la fatica è cresciuta insieme allo spettacolo. Una Coppa Risi’atori come non se ne vedevano da un po’. Il Venezia parte subito forte e duella per i primi 2-3 mila metri con un agguerrito Pontino. Dietro i tre equipaggi di Borgo, San Jacopo e Ovosodo si danno del filo da torcere: sale il San Jacopo, poi si fa sotto l’Ovosodo, quindi in boa otto rispunta il Borgo.
Il duo di testa sembra lontano, ma guai a dare qualcosa per scontato quando si tratta dei 7600 massacranti metri della Coppa dei campioni del mare. Il cavallino rosso corre via verso l’imboccatura del porto mentre nel gruppo centrale il timoniere chiama l’aumento delle palate e il Borgo ingrana la marcia, rendendosi protagonista di una spettacolare rimonta. Supera Ovosodo e San Jacopo, poi, all’altezza del Molo Novo, aggancia e si lascia dietro il Pontino. Resterà secondo, dietro al velocissimo cavallino.
Ma ecco che la maledizione del timone colpisce ancora. Il Pontino, che ha speso molto nei primi metri, si fa raggiungere anche dal San Jacopo: poco dopo la luminella lo scafo biancoverde finisce in velocità sul timone giallorosso, che va fuori uso. Il San Jacopo taglia il traguardo sotto il ponte girante per terzo. Dietro ci sono Ovosodo, Pontino, Salviano e Antignano.
Ma mentre i biancoverdi festeggiano sugli scali Novi Lena, dalla giuria arriva la notizia della squalifica. Il presidente del San Jacopo, Paolo Contesini, presenta ricorso. «È stato l’equipaggio del Pontino – dice – a tagliarci la strada perché eravamo più veloci: è lui che deve essere squalificato». Dall’altra parte Alessandro Lemmi controbatte che «eravamo davanti, sono loro che ci sono venuti addosso». «Comunque l’importante – gli fa eco Il padre Aldo, presidente del Pontino – è che nessuno si sia fatto male».
Alla fine, tra le proteste dei vogatori biancoverdi, la giuria ha respinto il ricorso e il San Jacopo è stato squalificato «perché ha abbordato il Pontino rompendo il timone e danneggiandolo notevolmente». Le medaglie di bronzo sono quindi andate all’Ovosodo.
Una gara nella gara, quella dei giallobianchi di Pirro Stefanini, che pochi giorni fa hanno dovuto salutare proprio tra le onde il compagno Alessandro Bellandi, scomparso dopo un incidente in moto. Sul palco della premiazione la squadra dell’Ovosodo allenata da Dismo Bertini ha alzato al cielo lo striscione con la scritta: «Resterai in eterno con noi, ciao Ale». E il lungo applauso ha preso il posto delle polemiche.
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