Toscana
Quella palazzina fantasma sull’Arnaccio
A 4 anni dall’esplosione in cui morì Tindeche, l’edificio è ancora un cumulo di macerie. Per moglie e figli una vita di sacrifici
LIVORNO. Ogni volta che si passa lungo l’Arnaccio è impossibile non notare quel cumulo di macerie. E non sentire un colpo allo stomaco nel ripensare a quella notte del novembre 2008, quando la palazzina in via dell’Arnaccio 7 esplose e un’intera famiglia, Stelica Tindeche, sua moglie Maria Magdalena e due bimbi, rimase intrappolata sotto le rovine. Il padre di famiglia perse la vita. La madre e i due bimbi invece riuscirono a sopravvivere. Oggi, a distanza di quasi quattro anni, per quell’edificio non è cambiato niente. Un rottame tra il canale e la strada, recintato da una sottile rete. Prova a renderlo vivo un mazzo di fiori, quasi sempre freschi, che sta lì a ricordare il sacrificio di un uomo che a 39 anni, col suo corpo fece scudo ai figli. L’unica cosa che risulta diversa è l’erba, intervallata da papaveri, che continua a crescere e ogni mese è più alta.
Quella casa, divisa in due piani, ha due proprietari. Il piano terra, dove viveva la famiglia Tindeche, è di Matteo Nacci. L’appartamento di sopra invece è di Vittorio Belli, l’anziano di 78 anni che provocò l’esplosione con la bombola di gas del suo appartamento. L’anziano, minatore in pensione con la passione del giardinaggio, aveva acceso il fornello per cucinare, ed era saltato tutto in aria. Lui stesso volò fuori dalla palazzina. Lo ritrovarono disteso per terra, miracolosamente vivo. Era ferito, ma per fortuna si salvò. E ce la fecero anche Maria Magdalena, oggi 36 anni, e i suoi bimbi, la femminuccia di 10 anni e il ragazzino di 16.
Sono stati anni difficili questi per la famiglia romena sopravvissuta. E senza babbo Stelica è stata davvero dura. Lei era gravemente ferita e se l’è vista brutta, ma ha reagito e piano piano si è ripresa, con la forza di volontà ma soprattutto grazie all’amore per i figli. S’è rimboccata le maniche e ha ricominciato a lavorare per i suoi bimbi. La piccola frequenta ancora le elementari a Stagno mentre il fratellone frequenta già le superiori, a Pisa.
Ad aiutarli è stato anche il Comune di Collesalvetti, che prima ha ospitato Maria Magdalena e i due figli in un albergo a Stagno e poi ha fornito loro uno dei cosiddetti alloggi-parcheggio, destinati a situazioni di emergenza. Magda fa lavori in casa di pulizia e di compagnia ad anziani. E con i soldi riesce appena a pagare il pur basso affitto della casa e a mandare avanti i figli.
Assistita dall’avvocato Ugo Boirivant, la donna vorrebbe portare avanti una causa civile per il risarcimento danni per tutto quello che ha subito. Ma non è così semplice. Lo spiega l’avvocato: «La causa civile è agli esordi e con la mia cliente stiamo valutando. Il processo avrebbe costi non indifferenti e non ci sono garanzie sul fatto che il risarcimento renda conveniente l’azione». E intanto la famiglia romena aspetta.
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