Lutto
Negli abissi come in un videogioco tra braccia meccaniche e robot
LIVORNO. Una caccia al tesoro a 400 metri di profondità che somiglia ad un videogioco a cui nessuno ha mai giocato prima d’ora tra robot, braccia meccaniche, pinze sagomate, telecamere infrarossi,...
LIVORNO. Una caccia al tesoro a 400 metri di profondità che somiglia ad un videogioco a cui nessuno ha mai giocato prima d’ora tra robot, braccia meccaniche, pinze sagomate, telecamere infrarossi, mega cassonetti della spazzatura e la preoccupazione che le condizioni del mare e il movimento dei bidoni possano rappresentare un ostacolo al recupero dei 114 oggetti inquinanti tra fusti pieni, vuoti e sacchetti di materiale tossico.
Intorno alla nave Sentinel, che domani salperà dal porto di Civitavecchia per l’operazione recupero è un via vai di uomini e materiali. «Siamo alle soglie dell’operazione – spiegano dalla Impresub, la ditta trentina che ha ideato i mezzi meccanici per il recupero – Nei prossimi due giorni ultimeremo l’imbarco delle attrezzature e cominceremo le prove a mare, se tutto andrà bene cominceremo le operazioni di recupero che dureranno, tempo permettendo, una trentina di giorni».
Al centro dell’operazione di recupero c’è un robot che fungerà da cacciatore ad una profondità di circa 400 metri. «La particolarità dell’operazione – spiegano i tecnici – è che nessuno l’ha mai fatta prima». Ecco perché il rov che scandaglierà gli abissi è un esemplare unico al quale è stata applicata una telecamera e soprattutto un braccio meccanico grande quattro volte quello dell’uomo e una pinza sagomata costruita sulle dimensioni dei bidoni.
«Il meccanismo al quale ci siamo ispirati – vanno avanti dalla Impresub – per prendere i fusti è quello usato per i tronchi in Scandinavia. In pratica il rov nel momento in cui intercetterà un fusto lo prenderà con la pinza e lo metterà all’interno di un maxi cassone stagno simile ad un cassonetto della spazzatura nel quale entrano sei bidoni».
Quando il contenitore sarà pieno, potrà iniziare il recupero: dalla nave sarà calato un filo d’acciaio che agganciato al cassone permetterà di riportalo a galla recuperandolo con una specie di mega-mulinello. «In questo modo – è la garanzia di chi gestirà le operazioni di recupero – non ci sarà contatto tra le sostante tossiche, l’aria e l’acqua». A questo punto i bidoni saranno spediti a ditte specializzate nello smaltimento.
Discorso un po’ diverso per la ventina di sacchetti che dal 17 dicembre, giorno dell’incidente, ad oggi, sono fuoriusciti dai fusti. «Abbiamo progettato una benna che è capace di chiuderli e isolarli, mentre per il recupero abbiamo ideato una sorta di pala e secchiello».
Il piano dovrebbe durare un mese ma l’imprevisto, in un’operazione così delicata è dietro lo scoglio. «Il collaudo sarà il primo banco di prova – concludono – poi abbiamo già pianificato che le operazioni verranno effettuate solo in condizioni meteomarine di assoluta sicurezza».
In tutto a bordo della Sentinel saranno imbarcati una quarantina tra tecnici ed equipaggio. L’operazione che sembra un videogame sta per cominciare ma tutti sanno che non sarà un gioco da ragazzi.
Federico Lazzotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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