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Pacini: il turismo è una vera “fabbrica territoriale”
LIVORNO. Bisogna imparare a considerare il turismo come «una vera e propria "fabbrica territoriale"»: tutte le componenti presenti, pubbliche e private, «devono fare quadrato e concorrere alla...
LIVORNO. Bisogna imparare a considerare il turismo come «una vera e propria "fabbrica territoriale"»: tutte le componenti presenti, pubbliche e private, «devono fare quadrato e concorrere alla realizzazione di prodotti innovativi ed integrati». Parola di Paolo Pacini, assessore provinciale al turismo. Anche perché i dati sul movimento turistico nell’annata 2011 consolidano la nostra provincia come la seconda in Toscana, per presenze, e la decima se estendiamo lo sguardo a tutta Italia.
È questo il verdetto dei primi dati disponibili e ancora non definitivi. Li ha elaborati l'Osservatorio turistico di destinazione (Necstour) in collaborazione con il Centro Studi Turistici. Lo scorso anno si è registrato «un andamento positivo» dopo un «2010 di sostanziale stallo»: più 6,5% gli arrivi e più 5,3% le presenze nel territorio livornese, circa 80 mila nuovi arrivi, complessivamente oltre 8,5 milioni di presenze.
Bene soprattutto gli stranieri (più 7%): con segnbali molto positivi dal mercato russo, grazie ai voli che atterrano all’aeroporto di Pisa.
Bene anche il prolungamento della stagione: il tasso di occupazione delle strutture è cresciuto del 30% con incremento «anche nei mesi di aprile, settembre e ottobre».
Ma non sono tutte rose e fiori. Ad esempio, Pacini rileva che gli alberghi 4-5 stelle hanno visto diminuire le presenze (meno 2%).
Non è l’unica sorpresa amara, in questo trend positivo: basti dire che il fatturato, come spiega l’assessore, «non è andato di pari passo con l'aumento delle presenze e ciò ha comportato un effetto negativo sull'economia diffusa». Insomma, commercio, artigianato e ristorazione »hanno risentito fortemente l'effetto della crisi e della diminuita capacità di spesa delle famiglie, che magari non rinunciano alla vacanza ma sono più attente a quello che spendono».
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