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Livorno

Fiducia dagli svizzeri Il colosso Sgs investe a Livorno

di Giorgio Carlini
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LIVORNO. Solo il 30% dei passeggeri che sbarcano dalle navi da crociera resta a Livorno. E i turisti che stazionano in città spendono mediamente 17 euro a testa. Come possono crescere questi numeri? È quanto ci si è chiesto al convegno dal titolo "Le crociere a Livorno: nuove strategie di marketing", organizzato dal Pd e tenutosi ieri nella sala congressi della Fondazione Lem.

Ad aprire i lavori è Massimo Gulì: «Il turismo – spiega il capogruppo del Pd – deve diventare il settore trainante della nostra economia». In che modo? «Con una sinergia tra le forze portuali e istituzionali, e migliorando accoglienza, servizi e offerte per i turisti. Livorno può essere una città a misura di escursione».

Il presidente dell'Autorità Portuale Giuliano Gallanti si sofferma su un paradosso: «L'attività più penalizzata, quella delle crociere, è quella più in espansione. I crocieristi scendono in mezzo ai contenitori, eppure sbarcano oltre 900 mila passeggeri. Immaginatevi che numeri avremmo con un terminal dedicato». È proprio quel che è previsto nel nuovo piano regolatore portuale: «Non vogliamo sacrificare nessuno, – afferma – non creiamo un conflitto tra parte commerciale e turistica». Poi auspica anche un «piano della città, altrimenti chi sbarca a Livorno ci resta solo per prendere il bus».

Linda Stivala, commercial aviation manager di della società aeroportuale Sat, ricorda i numeri dell'aeroporto di Pisa (4,5 milioni di passeggeri nel 2011) e la crescita degli ultimi 15 anni. Crescita basata non sull'idea di aeroporto cittadino, ma sul "brand Toscana", sull'idea cioè di un aeroporto come punto di accesso di un'intera regione. Sviluppando un marketing territoriale e una sinergia che in molti si augurano possibile anche a Livorno.

Chiaro il pensiero di Alessandro Cosimi: «Bisogna decidere se la portualità turistica interessa o no, e trovare un equilibrio, – puntualizza il sindaco – se ogni soluzione diventa punto di scontro non si va da nessuna parte». Poi aggiunge: «Sat consegue quei risultati in quanto soggetto privatistico supportato dagli enti locali. La Porto 2000 è capace di fare il percorso di Sat, basta volerlo».

Cosimi si spinge oltre: «La Sat entri dentro la Porto 2000, il Comune è disposto a cedere la sua eventuale parte di quote».

Il primo cittadino “bac- chetta” il commercio locale: «Ci vuole un salto di qualità. Dalle 12.30 alle 16 non c'è un negozio aperto tranne le grandi catene commerciali. Dobbiamo accettare le modalità del turismo».

«Le contrapposizioni – afferma il numero uno della Porto 2000 Roberto Piccini – si sciolgono con la scelta delle infrastrutture». Il presidente della società che gestisce il porto passeggeri (per tre quarti in mano all’Authority e per il resto alla Camera di commercio) sottolinea che «la Porto 2000 dopo il risanamento ha ben lavorato, attirando molti appetiti. Non sarei per una sua privatizzazione forzata. Dobbiamo valorizzarla, e magari auspicare anche una partecipazione della Regione, dell'aeroporto di Pisa e di soggetti del mondo turistico».

Al termine del dibattito ci sono stati alcuni interventi dal pubblico. Tra questi, piuttosto critico quello di Elio Brilli, tassista: «Abbiamo chiesto al Comune di avere tariffe predeterminate e favorevoli per il turista. Questo non è stato fatto, così partiamo in posizione svantaggiata rispetto a navette e autobus. Inoltre molti passeggeri vengono prelevati da mezzi che non sarebbero autorizzati. Noi possiamo portare i turisti a conoscere le bellezze di Livorno, e anche a mangiare un "5 e 5" e a bere un ponce. Ma dobbiamo essere pubblicizzati e difesi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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