Gioco
Così hanno rubato 380mila euro dai parcometri Atl
Coinvolti due ex dipendenti: la ricostruzione dei testimoni Prima udienza al processo sugli ammanchi
LIVORNO. Per aprire lo scrigno pieno di monete bastavano due chiavi: con una si portava via la cassaforte, mentre con l’altra era possibile manomettere la scheda madre per portare via le monete senza lasciare traccia o quasi. Un’abitudine, quest’ultima, diventata consuetudine tanto che dalla casa madre consideravano Livorno una sorta di buco nero a livello nazionale. È con queste tecniche tra il 2004 e il 2005 il caveau della dell’Atl e in particolare gli introiti che sarebbero dovuti arrivare dai parchimetri sarebbe stato notevolmente alleggerito. Per quelli ammanchi ieri mattina si è aperto il processo nei confronti di Bruno Cartoni, 61 anni, e Paolo Vullo, 62. L’accusa nei confronti del primo è peculato, mentre per il secondo, allora responsabile del settore, è omessa denuncia, reato per il quale rischia una multa di 516 euro. Mentre il giudice del lavoro gli ha riconosciuto nel 2009, 100 mila euro di stipendi arretrati, al termine della causa di lavoro promossa dallo stesso Vullo dopo il licenziamento post scandalo.
Luciano Latini, ex dirigente Atl, arriva in aula in giacca scozzese e camicia celeste e porta sottobraccio due cartelline, una rossa e una gialla. Tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006 ha condotto l’indagini interna dopo i sospetti sui presunti ammanchi negli incassi degli ottantadue parcometri gestiti dall’Azienda livornese. Accertamenti che hanno portato alla sospensione, in tutto, di cinque dipendenti.
Latini, nella sua lunga deposizione, rivela che gli ammanchi complessivi verificati dall’azienda tra il 2004 e il 2005 «ammontano a 380mila euro». Di questi solo una parte sarebbe tornata nelle casse dell’Atl. «Abbiamo fatto una transazione con un ex dipendente reoconfesso che aveva preso circa 40mila euro. Ce li ha restituiti con parte della liquidazione».
Per capire il processo, sia il pubblico ministero Gianfranco Petralia che i legali dei due imputati, tornano spesso al 15 novembre 2005.Quel pomeriggio, sugli Scali D’Azeglio è in corso, come ogni giorno, la raccolta delle monete. Uno dei dipendenti aprendo il parchimetro più vicino a piazza Cavour, nota nella parte superiore una busta che devia il percorso che dovrebbe portare le monete fino alla cassaforte.
A questo punto avrebbe chiamato il responsabile per dirgli di quella stranezza. «Vullo – spiega Latini – è arrivato in piazza Cavour e ha detto all’altro dipendente di continuare il giro e si è appostato per vedere chi avrebbe preso la busta con l’incasso. Dopo il passaggio di Cartoni quando sono andati a controllare la busta era sparita». Quello che il pm contesta al funzionario è appunto di non aver segnalato ai superiori quello che era accaduto: né quel giorno, né nella relazione consegnata il 24 dicembre, ma solo il 19 gennaio quando venne ascoltato dalla commissione d’indagine. «Stava raccogliendo elementi per accertare la responsabilità e intanto aveva tolto a Cartoni le chiavi delle macchinette», è la tesi del suo legale.
Da quel giorno è iniziata l'indagine interna che ha portato alla verifica dei soldi spariti. Secondo l'accusa, infatti, Cartoni avrebbe svuotato le macchinette ma non avrebbe mai portato quei soldi, o parte di essi, nella cassaforte dell'ufficio di largo Duomo. A confermarlo ci sarebbero gli scontrini che ogni macchinetta eroga scrivendo in fondo a ognuno l'incasso. «Era Cartoni a contare i soldi», conferma Latini.
Ma il dubbio che il processo dovrà sciogliere riguarda la responsabilità diretta di un solo dipendente. Ecco perché buona parte dell’udienza si è concentrata sull’accertamento di quante persone avessero le chiavi dei parchimetri e soprattutto sullo smarrimento di una mazzo che sarebbe avvenuto nel 2005. «Quelle chiavi aprivano sia la parte superiore delle macchinette che le cassaforti», ha confermato Latini.
Solo a dicembre Atl ha proceduto al cambiamento di tutte le serrature dei parcometri. Forse troppo tardi per bloccare quella cascata di monete che invece di finire nelle casse dell’Azienda è finita altrove.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google