Il Tirreno

Livorno

Raggiri al centro estetico, ora la società è in liquidazione

di Federico Lazzotti
Raggiri al centro estetico, ora la società è in liquidazione

La Peal srl gestiva i due centri di via Roma e via Crispi è nata nel settembre 2010. Il 26 aprile scorso le quattro socie hanno decretato la fine dell’impresa

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LIVORNO. Ci sono vite, anche brevissime, che riescono a lasciare il segno nelle persone che incontrano. In diciannove mesi, ad esempio, la P.e.al srl - società messa il liquidazione lo scorso 26 aprile dopo aver gestito con il marchio Miqo due centri estetici a Livorno, in via Roma e via Crispi – è riuscita a restare impressa nelle menti di centinaia di clienti che adesso hanno il terribile sospetto di essere state vittime di un maxi raggiro da centinaia di migliaia di euro di cui rischiano di pagare le conseguenze per molto.

Il sistema, già denunciato alla Procura della Repubblica di Livorno da alcune presunte vittime, mentre altre sono sul punto di farlo, era semplice: far sottoscrivere alla signore un finanziamento per rateizzare il costo dell’iscrizione promettendo ingressi e trattamenti estetici illimitati o quasi, incassare il capitale e poi chiudere i battenti, staccare il telefono e far perdere le proprie tracce con i bollettini delle rate sulle spalle dei raggirati.

Ecco perché per capire il possibile disegno delle quattro socie che componevano l’impresa è bene ripercorrere la storia della società a partire dall’ultimo atto, andato in scena lo scorso 26 di aprile alle 18,30 in uno studio notarile di Livorno, quando entrambi i centri erano già con la saracinesca abbassata e molti dei clienti avevano cercato, invano, di mettersi in contatto con la proprietà per avere chiarimenti.

In quel pomeriggio di un mese fa la Srl, con sede al numero 17 di piazza Benamozegh, infatti, è stata messa in liquidazione. Oltre al legale rappresentante della società, all’assemblea hanno partecipato tre delle quattro socie, «il 95% del capitale sociale». E le decisioni che sono state messo nero su bianco, in totale quattro, sono racchiuse due fogli dattiloscritti.

Al primo punto – si legge – di «sciogliere anticipatamente la società ponendola in liquidazione», al secondo «nominare un liquidatore», al terzo i poteri di quest’ultimo, «compreso quello di vendere in blocco i beni sociali» e infine «il potere dell’assemblea di cambiare il liquidatore».

Se questo ha il sapore del funerale della Srl, per capirne la natura è necessario tornare al 24 settembre 2010 quando in uno studio notarile di via Marradi, diverso da quello nel quale è andata in scena la messa liquidazione, si costituisce la società, nata sulle ceneri di un’altra che gestiva il Centro Venere, nella zona del Picchianti. All’atto di fondazione, oltre al notaio, ci sono le quattro socie, due delle quali sono madre e figlia.

È al quarto punto dell’atto che si scoprono gli obiettivi della neonata Srl che ha un capitale sociale di 10mila euro. A cominciare dalle attività di «ideazione, sviluppo, commercializzazione di programmi per il trattamento del corpo, sistemi di training, di cultura fisica, programmi di allenamento, di estetica e riabilitazione fisica».

Ecco su quali basi nascono, pochi mesi più tardi, i due centri di via Roma e via Crispi. Nel primo vengono concentrati i trattamenti estetici, mentre nel secondo l’attività fisica con corsi di ginnastica passiva.

I clienti non mancano, soprattutto perché la gestione è la stessa che ha lanciato, dal 2004 in poi il Centro Venere. Così tutto va bene, almeno all’apparenza: gli iscritti che aumentano e con loro anche i finanziamenti che vengono sottoscritti. Con il tempo – raccontano i clienti – prenotare una seduta diventava sempre più difficile. Poi la situazione è precipitata prima con la chiusura a febbraio di via Roma e quella ad aprile in via Crispi e la successiva messa in liquidazione della società che vendeva il sogno della bellezza rateizzata.

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