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Livorno

TESTIMONIANZA/1

Dipendenti in causa «Tre stipendi e il Tfr non li abbiamo visti»

Dipendenti in causa «Tre stipendi e il Tfr non li abbiamo visti»

LIVORNO. «Da gennaio siamo senza lavoro e da allora siamo in causa con la società Peal, perché ci devono ancora tre stipendi, la tredicesima e i soldi della liquidazione». A parlare sono due ragazze...

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LIVORNO. «Da gennaio siamo senza lavoro e da allora siamo in causa con la società Peal, perché ci devono ancora tre stipendi, la tredicesima e i soldi della liquidazione».

A parlare sono due ragazze sulla trentina che non ci stanno a passare nemmeno lontanamente per complici della bufera scoppiata attorno ai due centri benessere che avrebbero raggirato centinaia di clienti facendoli sottoscrivere finanziamenti che molto probabilmente dovranno onorare nonostante non possano più usufruire dei servizi che avevano pattuito: massaggi, percorsi benessere e ginnastica.

«Noi ci occupavamo di curare le clienti – spiegano – di quello che accadeva in amministrazione, di quali accordi venissero presi eravamo allo scuro. Sapevamo che molte delle signore pagavamo attraverso un finanziamento, ma succede anche in altre palestre o istituti e non c’è niente di strano».

Le paure di queste ragazze sono due. «La prima è quella di venire associate a quello che sta succedendo. Noi facciamo le estetiste, lavoriamo in questo e vorremo continuare a farlo senza essere bollate, senza che nessuno dica che abbiamo qualcosa da spartire con questa situazione. Anche noi – vanno avanti – all’inizio abbiamo cercato di chiamare i referenti per avere delle risposte ma senza ottenere niente, ecco perché abbiamo messo tutto in mano ad un avvocato che speriamo riuscirà a farci avere i soldi che ci spettano».

Una cosa però ci tengono a dirla e riguarda l’attesa denunciata da alcune clienti, soprattutto nell’ultimo periodo, per i tempi di attesa lunghi per avere un appuntamento.

«La mole di lavoro – raccontano – era notevolmente aumentata. Le persone che frequentavano via Roma era tre o quattrocento, tutti avevano molti gettoni a disposizione e volevano consumarli. Ecco perché si creavano lunghe attese».

Questo è avvenuto fino a novembre quando la società ha iniziato a non pagare più.

«Dopo tre mesi di attesa, a fine gennaio, abbiamo deciso di non presentarci più al lavoro. Adesso incrociamo le dite perché anche noi ci consideriamo vittime di quello che è successo».

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