Sicurezza
Tagli da ko a Camp Darby Niente speranze per 21
TIRRENIA. A casa o a Vicenza. Triste destino per decine di dipendenti italiani di Camp Darby. Nessun incentivo per il trasferimento, nessun ammortizzatore sociale. Il sito militare, che sorge tra...
TIRRENIA. A casa o a Vicenza. Triste destino per decine di dipendenti italiani di Camp Darby. Nessun incentivo per il trasferimento, nessun ammortizzatore sociale. Il sito militare, che sorge tra Pisa e Livorno, è ora ufficialmente satellite della base Usa di Vicenza. Ieri ha fatto la valigia l’ultimo comandante Usa della base toscana, Kevin Bigerlman. Ma all’ammainabandiera non hanno voluto partecipare i rappresentanti delle istituzioni locali, fra i quali il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, che si sono fermati di fronte ai cancelli dell’ingresso di via Livornese. Di fronte a loro i dipendenti in sciopero. Sono 450 gli italiani che prestano servizio a Camp Darby.
«E solo in nove, questa mattina, sono entrati regolarmente al lavoro», commenta Vittorio Salsedo, segretario generale di Cisl Fisascat. Secondo il comando della base, per 53 degli attuali dipendenti – muratori, elettricisti, falegnami, insomma gli addetti allo logistica - almeno a Pisa non c’è più posto.
La lista degli esuberi è nelle mani del comando. «Non in quella dei sindacati», riprende Salsedo. Il sindacalista riferisce che in un incontro del 17 maggio «Birgerlman si è rivolto a noi dicendo: “Ho in mano la lista delle persone cui invieremo lettera di licenziamento. Se volete, ve la faccio vedere. Ma non ve ne fornirò una copia”. Non ha ammesso replica. Noi ce ne siamo andati».
Nessuna trattativa. Sindacato scavalcato. «Eppure lo scorso 12 gennaio il comando aveva comunicato che il passaggio sarebbe stato il più possibile soft, che ogni mossa sarebbe stata concordata a tavolino con istituzioni e sindacati», rimprovera il segretario generale provinciale della Cisl Gianluca Federici Federici. Adesso, la doccia fredda. Fino a ieri pareva che la proposta di trasferimento sarebbe stata fatta a tutti gli esuberi. «Poi i piani sono cambiati. A nostra insaputa: 21 dipendenti non potranno far ritorno a Camp Darby, nove saranno, forse, ricollocati nella base. A 32 verrà proposto il trasferimento a Vicenza». Anche per questi ultimi, però, la proposta di un trasferimento si configura come un licenziamento camuffato.
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