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Shoah, avvocato livornese sarà nominato “Giusto fra le Nazioni”
Giovanni Gelati, scomparso nel 2000 all’età di 90 anni, durante l’occupazione tedesca salvò la vita a due bambini di origine ebraica
L'avvocato livornese Giovanni Gelati, scomparso nel 2000 all'età di 90 anni, nei prossimi giorni sarà insignito dallo stato di Israele del riconoscimento di 'Giusto fra le Nazioni' e avrà una targa con un albero a lui dedicato nel museo Yad Vashem di Gerusalemme. Durante l'occupazione tedesca, l'avvocato salvò la vita a due bambini di origine ebraica, Piera e Arnoldo Rossi, figli del suo amico Cesarino (ricercato come esponente sionista), accogliendoli in casa come figli suoi e nascondendoli ai tedeschi e ai fascisti.
La famiglia Gelati ha ricevuto la lettera che ufficializza il riconoscimento appena una settimana fa e, attraverso l'ambasciata di Israele a Roma, è in attesa di ricevere la medaglia, che verrà consegnata probabilmente a luglio. Il titolo di 'Giusto fra le Nazioni' viene assegnato ai non ebrei che rischiarono le loro vite per salvare gli ebrei durante la Shoah, agendo disinteressatamente. Per questo è stata istituita una commissione guidata da un membro della Corte Suprema israeliana, che ha la responsabilità di assegnare il titolo attraverso un'indagine scrupolosa e accurata dei fatti. Per il riconoscimento della vicenda che riguarda Giovanni Gelati ci sono voluti due anni di attesa, ma alla fine, proprio quando si erano perse le speranze, è arrivata la lettera da Israele.
I fatti risalgono al 1943 e si svolsero in Garfagnana. All'epoca, dopo il bombardamento di Livorno (28 maggio del '43), la famiglia di Giovanni si trasferisce a Coreglia degli Antelminelli (Lucca). Il podesta' del paese è stato rapito dai partigiani e a Gelati, repubblicano, antifascista e conosciuto come persona di grande equilibrio, viene chiesto di sostituirlo. Lui accetta, purchè sia dispensato dall'obbligo del giuramento. Siamo a un passo da Sant'Anna di Stazzema, ma Coreglia avrà una sorte diversa: per sei mesi, senza armi e senza aiuti, Gelati riesce a mediare tra i partigiani e gli occupanti tedeschi per la salvezza del paese e dei suoi abitanti. Durante quel periodo, l'amico ebreo Cesarino Rossi, ricercato dai tedeschi, gli affida i suoi due figli Arnoldo e Piera, e Gelati con grande spirito di umanità e grande coraggio, aiutato della moglie Lydia, fece in modo che nessuno potesse sospettare che fossero ebrei. «Ero convinta che fossero miei fratelli - racconta oggi Giovanna, la figlia di Gelati che all'epoca aveva due anni -. Per proteggerli mangiavano come noi, anche carne di maiale, e mia madre li portava regolarmente alla messa».
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