Sicurezza
La Cala del Leone è di tutti Via sdraio e ombrelloni
Dopo venti giorni Capitaneria e Comune sciolgono il nodo: la spiaggia è pubblica Partita l’ingiunzione, ma il gestore fa sapere di avere già tolto le attrezzature
LIVORNO. Il nodo è stato sciolto dopo ventuno giorni esatti: la Cala del Leone è tutta pubblica e la società che ha firmato un contratto di affitto con i proprietari del castel Sonnino per noleggiare sdraio e ombrelloni a due passi dal mare dovrà togliere immediatamente tutte le attrezzature.
L’ufficialità è arrivata ieri pomeriggio dopo una riunione tra gli uomini della capitaneria e i tecnici del Comune. «La Cala del Leone – si legge in una nota inviata da Palazzo Civico – è area pubblica e su di essa non può essere svolta alcuna attività privata in assenza di concessione demaniale marittima».
Così, ieri, l'ufficio Demanio ha messo nero su bianco l’atto di ingiunzione: la società Solaris, che all’inizio di maggio aveva occupato l'area più vicina alla scarpata, dovrà rimuovere tutto entro ventiquattro ore. In caso contrario scatteranno le sanzioni previste dalla legge: sequestro delle strutture, multa di circa mille euro, eventuale denuncia penale per occupazione senza titolo di area demaniale.
Sulla Cala del Leone, in questi venti giorni di attesa (la lettera con cui la società comunicava l’inizio delle attività è del 9 maggio) si è detto e scritto di tutto. I proprietari del Sonnino hanno sempre ripetuto che una parte della Cala è privata. Dalla loro hanno l’atto di compravendita del castello dove si specifica che le particelle 8 e 11 (private) «sono confinate dall’Aurelia e dal lido del mare». Una linea ben diversa da quella tracciata dalle carte custodite nell’Archivio di stato, che hanno trovato conferma nell’ultima parola di Comune e capitaneria. Come è possibile?
La vicenda è ingarbugliata e piena di nodi tecnici. Dall’ufficio Demanio sottolineano che «è stato necessario procedere negli accertamenti con attenzione e prudenza per evitare di incorrere in comportamenti arbitrari, non risolutivi o addirittura lesivi dei diritti altrui».
«Comune e capitaneria – continua la nota – hanno acquisito tutta la documentazione cartografica che riporta i confini tra la particella intestata alla proprietà privata e quella intestata alla proprietà demaniale e desumibile sia dal Catasto Terreni, sia dalla cartografia Sid (Sistema informatico del Demanio Marittimo), sia dall'atto di acquisto del terreno privato confinante con il demanio». Dal confronto della documentazione cartografica «non emergono elementi discordanti e la zona attualmente occupata con gli ombrelloni e i lettini appare rientrare nella particella demaniale».
Proviamo ad essere più chiari: l’area pubblica andrebbe dal mare alla scarpata, dove invece avrebbe inizio la particella numero 8, quella privata. Le linee tratteggiate sulla mappa catastale indicherebbero proprio i dislivelli della scarpata e non lo sconfinamento sulla spiaggia, che rientrerebbe invece nella particella numero 16. Negli anni Novanta è stata fatta una nuova mappatura e tra le carte del demanio marittimo la fascia numero 3029 (corrispondente alla particella 16) coincide con la spiaggia.
«Per supportare l'analisi con elementi tecnici inconfutabili - chiudono dal Comune – in accordo con la capitaneria, abbiamo fatto eseguire un rilievo topografico di precisione in digitale della zona occupata con gli ombrelloni». Confrontando le coordinate rilevate (punti fiduciari come ferrovia e immobili) con la cartografia Sid è stato confermato che «l'attività privata veniva svolta in area demaniale».
I proprietari del castel Sonnino non vogliono alimentare nuove polemiche. «Mi dispiace per chi poteva stare all’ombra - ironizza Riccardo Pucciarini – ripeto che dalle mappe catastali in nostro possesso l’area risulta privata». Giuseppe Pagni, della società Solaris, precisa di avere «già tolto tutto il materiale dalla spiaggia». «Appena vedremo la documentazione - chiude – faremo fare i nostri accertamenti. Vogliamo capire anche se è possibile mantenere l’attrezzatura nell’area privata più vicina alla ferrovia, oltre la spiaggia, per offrire comunque un servizio a chi lo vorrà».
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