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IL PASTICCIO NASCOSTO NELL’ATTO DI VENDITA

di MASSIMO SANACORE
IL PASTICCIO NASCOSTO NELL’ATTO DI VENDITA

MASSIMO SANACORE. L'Archivio di Stato non vuole, non può e non è controparte di nessuno. Non sostiene delle ipotesi, produce solo documenti, se li ha. E infatti il mio intervento "istituzionale" era...

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MASSIMO SANACORE. L'Archivio di Stato non vuole, non può e non è controparte di nessuno. Non sostiene delle ipotesi, produce solo documenti, se li ha. E infatti il mio intervento "istituzionale" era l'occasione di evidenziare la necessità che si mantenga sul nostro territorio la documentazione storica catastale, per lo studio ma anche per la tutela dei diritti degli interessati, che per l'Archivio di Stato sono tanto quelli pubblici che quelli privati.

Una necessità che si è mostrata ancora più evidente in un caso come questo, dove il vero e "clamoroso errore" che è emerso è quanto scritto dal notaio della vendita, che parrebbe aver menzionato i confini della proprietà al "lido del mare", ignorando perciò l'esistenza delle famose particelle demaniali 7 e 16. Forse perché, in Italia, demanio è di tutti e tutto è di nessuno?

Questa vicenda dimostra che il brandire gli atti notarili non basta e occorre comprendere di essi l'effettivo valore: l'atto pubblico attesta, infatti, la verità di quanto si è detto e fatto, non che quanto si è detto e fatto sia vero: se con rogito notarile riesco a vendere all'amico Riccardo Ciorli la statua dei 4 Mori, non per questo egli ne diventa proprietario…

E qui sta forse l'origine della vicenda: in buona fede il proprietario è partito dall'atto notarile - quello sì sbagliato - per procedere ad atti di disposizione della "spiaggia" ritenuta di totale proprietà. E probabilmente in quel poco scrupoloso atto non è stata neppure menzionata la servitù ferroviaria che discende dalle particelle 9 e 28, rinveniente dall'articolo 49 dpr 753/80, i cui divieti di costruzione cadono sulla sottostante "spiaggia", di cui i tecnici hanno ora misurato le dimensioni pubbliche reali. Ciò che non pretendeva di fare l'Archivio di Stato, che aveva invece l'intenzione di attestare che, quando fu disegnato il demanio marittimo, in questo era stato ricompreso tutto "il sasso incolto", mentre la zona privata partiva dal verde boschivo.

Insomma, questa vicenda dimostra ancora di più l'importanza del possesso pubblico degli archivi catastali. Se domani un qualsiasi soggetto ostentasse diritti fondiari su aree apparentemente pubbliche, solo l'Archivio sarebbe in grado di dare a tutti i cittadini l'opportunità di verificarne i titoli, cosa che non potrebbe fare l'Amministrazione catastale, che per legge la deve fornire solo a chi ne ha personale e diretto interesse. La differenza non è da poco, e non solo per la buona amministrazione. Si pensi che fra gli immortali principi della Rivoluzione francese vi è quello della pubblicità e libertà di accesso agli archivi da parte di tutti i cittadini: insomma, una questione che ha anche a che fare con la democrazia…

Direttore Archivio di Stato

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