Il Tirreno

Livorno

Aamps: Rosi dà il Tfr a rate ai pensionati

La protesta: «Quei soldi sono nostri, non può usarli per salvare l’azienda senza neppure consultarci»

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LIVORNO. «Il risanamento dell’azienda lo facciano senza i nostri soldi». Paolo Boccardi - 62 anni, da 35 dipendente di Aamps - parla a nome di quei lavoratori che sono andati in pensione nel dicembre del 2011. Sei in tutto (ma uno ha raggiunto un accordo con l’azienda), che complessivamente devono avere dalla partecipata che gestisce i rifiuti circa 200mila euro di Tfr. Ed ecco il problema.

«Il 27 gennaio – racconta Boccardi – con nostra grande sorpresa non ci sono stati pagati né il Tfr né le competenze accessorie (indennità di sfollamento e altro) come ci spetta da contratto. Siamo stati informati dal responsabile dell’ufficio personale che per quel mese c’erano problemi e quindi ci sarebbero stati corrisposti 2mila euro di acconto».

«Da quel momento – riprende – senza alcun incontro o accordo scritto, l’amministratore unico Angelo Rosi ha deciso che avremmo ricevuto mensilmente 4mila euro fino all’esaurimento del credito: ma quelli sono soldi nostri, ce li siamo guadagnati in più di trent’anni di lavoro».

Detto in altre parole: insieme ai debiti nei confronti dei fornitori (circa 20 milioni di euro), Aamps ha deciso di rateizzare anche il Tfr dovuto ai lavoratori che sono appena andati in pensione. A interessi zero e senza che i diretti interessati fossero stati informati prima.

Il 4 maggio i lavoratori hanno scritto ai vertici di Palazzo Civico. «Perché Aamps – ricorda Boccardi con un velo di polemica – è di proprietà del Comune, che non può non essere a conoscenza di quello che sta accadendo».

Nella lettera i neopensionati raccontano che «ci siamo rivolti alla direzione aziendale chiedendo un incontro con il dottor Rosi, ma non abbiamo avuto risposta. A quel punto non ci restava che andare per vie legali. Per avere quanto ci spetta l’avvocato, oltre alle normali spese legali, ci ha chiesto il 10 per cento di quanto avremmo percepito. La stessa Cgil, per bocca del proprio legale, ha chiesto il 5 per cento». Ecco perché il gruppo ha frenato la corsa al tribunale.

«Tutto ciò – continua la nota – ci amareggia, perché perdere una parte consistente di quello che ci è dovuto dopo una vita di lavoro è ingiusto, anche in considerazione del rapporto che Aamps ha tenuto sempre verso i propri dipendenti, rapporto improntato al reciproco rispetto e stima».

I lavoratori fanno notare che «quanto ci è dovuto dopo una vita di lavoro (meno di 200mila fra tutti) è inferiore a quanto percepito da Rosi per pochi mesi di lavoro» e chiudono la lettera con la richiesta di un «incontro chiarificatore che possa al più presto porre fine a questa spiacevole situazione».

Per risposta, l’8 maggio, i diretti interessati hanno ricevuto una nota a firma dell’amministratore unico in cui c’è scritto che l’azienda si impegna ufficialmente a versare 4mila euro al mese fino all’esaurimento del debito. Boccardi deve avere circa 56 mila euro: se non ci sarà un dietrofront dell’azienda li prenderà in 14 mesi a interessi zero. «Il risanamento lo facciano senza i nostri soldi: il Tfr è nostro, ce lo siamo sudato. Tra i lavoratori andati in pensione c’è chi, contando sulla somma messa da parte, ha già fatto investimenti e ora dovrà rivolgersi alle banche. Almeno potevamo essere convocati per decidere insieme il percorso migliore». (j.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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