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«Così siamo intervenuti sulla Costa Concordia»
Tra i vigili del fuoco intervenuti alla "VI Giornata della Sicurezza in Strada" era presente anche il Nucleo SAF, acronimo del reparto Speleo Alpinistico Fluviale, che, servendosi di tecniche operative di derivazione alpinistica utilizzate per ambienti urbani, ha calato il tricolore dal tetto di Palazzo Ruiu
CECINA. Tra i vigili del fuoco intervenuti alla "VI Giornata della Sicurezza in Strada" era presente anche il Nucleo SAF, acronimo del reparto Speleo Alpinistico Fluviale, che, servendosi di tecniche operative di derivazione alpinistica utilizzate per ambienti urbani, ha calato il tricolore dal tetto di Palazzo Ruiu. «Queste stesse tecniche», raccontano Roberto Calvetti e Marco Rosellini, «sono quelle che usiamo per calarci all'interno di pozzi, grotte e luoghi difficili da raggiungere, come i corridoi che collegavano i ponti della Costa Concordia, su cui siamo intervenuti». A cinque mesi dal naufragio, Calvetti e Rosellini hanno ricordato per noi alcuni momenti di quella tragica esperienza. «Avevamo il turno di notte e ci siamo mossi in un ambiente estremamente disagevole e pericoloso, come vi hanno mostrato le ricostruzioni televisive. La nostra specifica funzione era quella di supportare le operazioni di soccorso e provvedere al recupero delle vittime. Una soddisfazione, dal punto di vista professionale, per l'importanza della missione, ma una continua mortificazione, dal punto di vista umano, per tutte le vite che non siamo riusciti a salvare».
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