Il Tirreno

Livorno

«Con l’integrazione la ripresa economica»

di Giorgio Carlini
«Con l’integrazione la ripresa economica»

Il ministro Riccardi in Provincia e poi alla Marcia per la Pace

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LIVORNO. «La ripresa economica e lo sviluppo del Paese sono possibili solo con l'integrazione, la fiducia e l'entusiasmo. E in questo compito i giovani, di qualunque nazionalità essi siano, rappresentano una risorsa fondamentale». Parola del ministro per la cooperazione internazionale Andrea Riccardi, intervenuto ieri nella sala consiliare di Palazzo Granducale (gremita), dove è andata in scena la cerimonia di consegna degli attestati simbolici di cittadinanza ai bambini stranieri nati nella provincia.

A presiedere l'iniziativa, realizzata con la collaborazione della diocesi e della comunità di Sant'Egidio, è stato il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, davanti a un parterre di tutto rispetto. Erano presenti il sindaco Cosimi (oltre agli altri primi cittadini di tutto il territorio provinciale), il prefetto Tiziana Costantino, il vescovo Simone Giusti, il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale Elisa Amato Nicosia, il presidente della Caritas suor Raffaella Spiezio, il vice presidente della Fondazione Cassa di Risparmi Carlo Venturini, don Paolo Razzauti, il comandante dell'Accademia Navale ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone e molte altre cariche istituzionali delle forze dell'ordine.

Ma soprattutto c'erano loro: bambine e bambini di ogni età (il più piccolo di 8 mesi, la più grande di 17 anni), di ogni nazionalità (dal Senegal alla Macedonia, dall'Albania alla Repubblica Dominicana) e provenienti da tutta la provincia. Tutti diversi, eppure tutti uguali, con la stessa emozione dipinta sul volto nel momento della consegna dell'attestato simbolico di cittadinanza.

«La cerimonia ha un grande significato - ha spiegato Giorgio Kutufà -. La colleghiamo idealmente alle leggi Livornine del 1593, che fecero di Livorno una città cosmopolita. Vogliamo poi spingere il legislatore a facilitare l'acquisizione della cittadinanza per i nati sul territorio italiano. Questi ragazzi sentono di appartenere alla nostra comunità».

«Legare il principio di cittadinanza solo al diritto di sangue e non allo ius loci, al diritto di luogo – aggiunge Alessandro Cosimi – è un'ingiustizia sostanziale del nostro ordinamento. La cittadinanza è un legame genuino. Prima ancora delle risorse, ci vuole da parte dello Stato una legge che ci aiuti, e che aiuti le giovani generazioni a essere partecipi della società».

Il ministro Riccardi ha conferito due cittadinanze ufficiali a Lahmied Abderrahim, 43 anni di origini marocchine, e a Çaça Afëdita, donna di origini albanesi di 43 anni, accogliendoli con un "benvenuti". Riccardi si è rifatto alla storia della città per lanciare un messaggio a tutta l'Italia: «Il 28 maggio 1943 - ha detto - Livorno fu polverizzata. Ma una generazione di donne e uomini si è incamminata sulla via della ricostruzione. Oggi la situazione è difficile, ma ricordiamo come il nostro Paese si è ripreso nel dopoguerra. Abbiamo evitato l'abisso di una crisi in cui l'Italia stava sprofondando, ora abbiamo la possibilità di un rilancio». Ancora: «L'emergenza è solo un capitolo dell'immigrazione. La battaglia più grande è l'integrazione. Senza questa non ci sarà una ripresa. E la cultura di Livorno è una cultura d'integrazione. Dobbiamo seguire la logica del porto, non quella del muro. Chiudersi dentro i muri è inutile, dobbiamo aprirci e favorire gli scambi, proprio come il porto di Livorno. La convivenza è impegno, pazienza, capacità di comprensione e rispetto delle regole».

Dopo aver sottolineato l'orgoglio di Livorno di non aver mai avuto un ghetto, e aver ricordato le due figure storiche dei rabbini Elia Benamozegh e Elio Toaff, il ministro ha commentato lo spiacevole episodio della targa vandalizzata di via degli Ebrei: «Spero che si tratti solo di un episodio di qualche stupido e irresponsabile». Infine salutato le centinaia di partecipanti alla Marcia per la Pace, organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio, che ha sfilato per le vie del centro cittadino.

Il vescovo Simone Giusti ha ricordato il ruolo fondamentale del ministro nella storia della comunità di Sant'Egidio: «Mi auguro che possa proseguire il lavoro che lo ha sempre contraddistinto anche nella sua veste istituzionale».

Monsignor Razzauti lo ha definito un «vero uomo di pace». «Non nascondo però un po' di delusione – ha aggiunto – perché ancora oggi la cooperazione non sempre avviene come vorremmo. Livorno è una città accogliente, ma ultimamente per il fomentare di qualcuno l'integrazione rischia di venire meno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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