Gioco
«Verbali falsi», indagato il presidente
Un ragioniere al centro dell’indagine sui conti della Adriano Sisto. L’esposto depositato da alcuni ex dipendenti
LIVORNO. Assemblee dei soci mai convocate ma apparentemente firmate in calce – come prevede la legge – da tutti i componenti del consiglio di amministrazione e dunque, almeno all’apparenza, in grado di approvare bilanci e pianificare strategie di mercato.
È dalle acquisizioni dei tre bilanci depositati in Camera di Commercio dalla Cooperativa Adriano Sisto, editore dal 2007 e per tre anni del Corriere di Livorno, che è nata l’indagine della Procura sulle presunte irregolarità che hanno portato il pubblico ministero Massimo Mannucci, titolare dell’inchiesta, a iscrivere nel registro degli indagati con l’accusa di «falso in scrittura privata» il ragioniere Marco Domenici, prima segretario e dal 2009 presidente della Coop messa in liquidazione il 9 novembre 2010 con un passivo a bilancio di oltre 800mila euro. Sul crac del Corriere, di cui è stato presidente anche Cristiano Lucarelli, pendono adesso, due procedimenti, uno fallimentare e l’altro penale.
Sul primo le speranze dei creditori si sono affievolite dopo le dichiarazione del liquidatore che ha spiegato, che gli unici soldi che si potranno recuperare sono gli 80mila che potranno arrivare dalla vendita della mobili sequestrati. Mentre i crediti che la Coop doveva riscuotere dalla Publistadium (circa 200mila euro), ultima concessionaria pubblicitaria, sembrano persi, poiché la società è stata a sua volta messa in liquidazione.
L’inchiesta penale, invece, è iniziata con un dettagliato esposto da parte di due ex dipendenti che erano anche soci fondatori della Cooperativa. Al pubblico ministero hanno spiegato di non «essere mai stati convocati in nessuna assemblea» e di non essere «neppure informati di ciò che era stata discusso».
Una buona parte dell’esposto querela è dedicato al ruolo di Cristiano Lucarelli che da presidente ed editore, nell’ultimo bilancio, risultava creditore per 1,1 milioni in quanto proprietario della testata, ma negli stessi giorni garantiva attraverso una fideiussione bancaria di 330mila euro, i crediti dello stampatore nei confronti della Coop.
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