Il dolore
Da 15 giorni studiano di chi è
Cala del Leone: Comune e capitaneria ancora non hanno chiarito la proprietà
LIVORNO. Più di due settimane. Quindici giorni esatti per sapere con certezza se la spiaggia della Cala del Leone è tutta pubblica, tutta privata, un po’ pubblica e un po’ e privata. Fino a quale scoglio, per quanti metri, da quanto. Insomma: quest’anno livornesi e turisti possono piazzare l’asciugamano dove vogliono o se c’è qualcuno che alza la voce perché hanno “sconfinato” devono stare zitti e magari chiedere scusa? Per ora la risposta è: «Seguono accertamenti...».
La prima lettera. È del 9 maggio la comunicazione inviata alla capitaneria di porto e al Comune dalla società Solaris. Ovvero la società della famiglia Pagni che pochi giorni prima aveva firmato con i proprietari del Castel Sonnino, gli eredi dell’ingegner Segio Pucciarini (padre dei sommergibili della Cosmos), un contratto di affitto per noleggiare sdraio e ombrelloni su un fazzoletto della cala paradisiaca e selvaggia nascosta tra gli scogli del Romito. Quando la lettera arriva agli uffici, sulla spiaggia ci sono già venti pali per altrettanti ombrelloni verdi e bianchi.
«Signori, la spiaggia è privata». Possibile che una fetta della cala free per eccellenza sia davvero di qualche Mister X? Secondo i titolari della società e gli stessi eredi di Pucciarini, sì. Eccome. Lo dice chiaramente il quercianellese Giuseppe Pagni in una intervista pubblicata dal Tirreno l’11 maggio: «Abbiamo il contratto di affitto, una parte della spiaggia è privata». Pagni mostra le mappe catastali: foglio numero 88, particelle 7 e 16 demaniali, 8e 11 private. «Ma resterà aperta a tutti – sottolinea subito per placare le polemiche – non ci saranno recinzioni: offriremo un servizio di noleggio delle attrezzature e la terremo pulita».
«Basta che siano in regola». Quando scoppia la notizia l’assessore Valter Nebbiai saluta i nuovi ombrelloni dicendo che «in questo momento di crisi quando inizia un’attività privata, soprattutto nel settore turistico-ricettivo, non possiamo che essere soddisfatti». Ma aggiunge anche che «l’ufficio demanio verificherà se vi possa essere stato un eventuale allargamento dell’attività in area demaniale. È ovvio che in questo caso la società andrebbe incontro alle sanzioni previste dalla legge: sequestro delle strutture, multa (circa mille euro), eventuale denuncia penale per occupazione senza titolo di area demaniale».
Scattano i controlli. Così l’11 maggio, dopo un sopralluogo di capitaneria e dirigenti del Comune, da Palazzo Civico arriva una nota per informare che «è stato avviato il procedimento teso ad accertare se le attività poste in essere dalla Solaris risultino espletate effettivamente su un’area privata, non interessino il demanio marittimo e siano state avviate nel rispetto delle prescrizioni contenute nel Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza». In base agli esiti del sopralluogo, si dice, saranno svolti ulteriori accertamenti per verificare la natura giuridica dell’area.
«Tutto nostro fino a Calafuria». È a questo punto che dal castello a fare un po’ di chiarezza ci pensa Pucciarini in persona. Il 12 maggio Riccardo , figlio dell’ingegnere scomparso due anni fa, racconta al Tirreno che tutta l’area che abbraccia la ferrovia, dal promontorio del Sonnino alla Torre di Calafuria, «è nostra, l’ho scoperto ora anch’io: l’abbiamo comprata negli anni Ottanta insieme al castello». Non gli scogli e la battigia bagnati dal mare (quelli, è chiaro, sono demaniali), ma comunque una bella fetta di costa. Anche Pucciarini prova a rassicurare la città: «La Cala del Leone non è stata chiusa fino a oggi e non sarà chiusa in futuro». Ok, ma per gli enti pubblici quegli ombrelloni ci possono stare? È tutto in regola?
Gps e protezione civile. Da quelle dichiarazioni sono passati 12 giorni. L’area attrezzata è stata inaugurata, è nato il primo, immancabile gruppo Facebook, sul web sono piovute proteste di tutti i tipi. Poi è arrivato il maltempo che per qualche giorno ha tenuto lontani i bagnanti. E i controlli? Il 15 maggio alla Cala è arrivata la protezione civile per verificare la sicurezza della scarpata, visto che gli ombrelloni si trovano proprio sotto alle rocce. Nessuno si è pronunciato ufficialmente, perché prima c’è da capire (ancora) se quel tratto di spiaggia sia privato oppure no. Lo stesso giorno a Palazzo Civico si sono riuniti uffici e capitaneria. «Non è un lavoro semplice – dicono a turno – dobbiamo fare controlli cartografici, rilievi, incrociare le carte». Si annuncia anche l’utilizzo del Gpl per andare a caccia del metro di troppo.
E se alla fine fosse tutto pubblico? Ieri da Palazzo Civico hanno annunciato che i rilievi sono stati completati e «tutte le carte sono in mano alla capitaneria che darà una risposta entro la fine della settimana o, al massimo, all’inizio della prossima». Bocche cucite perché, stando alle indiscrezioni dell’ultimo minuto, alla fine potrebbe anche saltare fuori che di privato, alla Cala, non c’è niente o quasi. Per capirlo gli uffici sarebbero andati a ripescare perfino i rogiti passati dalle mani di Sidney Sonnino. Un po’ come fare un salto di decenni per sapere, oggi, se il giardino sotto le finestre di casa, dove giocano da sempre figli, cani e gatti è nostro, del vicino o del primo che passa per strada. Sarà tutto chiarito prima di giugn?
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