Il Tirreno

Livorno

SFERZATA DEL VESCOVO

«Necessaria una nuova generazione di politici»

LIVORNO. «Abbiamo bisogno di una nuova generazione di politici che s'innamorino del bene comune: senza farsi appiccicare i quattrini alle mani né portarli in Tanzania, darli alla scuola della moglie...

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LIVORNO. «Abbiamo bisogno di una nuova generazione di politici che s'innamorino del bene comune: senza farsi appiccicare i quattrini alle mani né portarli in Tanzania, darli alla scuola della moglie o per le furbate dei figli. Gli esempi ce li abbiamo: parlo di Lazzati e De Gasperi, parlo di un sindaco santo come Giorgio La Pira». Non potrebbe essere più sferzante – all’indomani dei risultati-choc delle elezioni locali in altre città – l’attacco che, nell’omelia della liturgia di santa Giulia in duomo, arriva dal vescovo Simone Giusti a «un modo sbagliato di intendere la politica come tornaconto personale».

Il vescovo parla a braccio e apre una parentesi lunga e appassionata. Lo fa davanti a una folla mai così numerosa: strapienissima la navata del duomo imbandierata con i vessilli di tutte le 16 cantine della tradizione remiera e lo stendardo celeste-azzurro della santa, i fedeli anche fuori dalle portone fin sul sagrato.

E, tanto per far capire che aria tira su questi temi, alla fine della predica scatta dalla folla un lungo applauso decisamente irrituale all’interno della messa.Figurarsi che, nel testo che il vescovo si era preparato, c’era poco più di un accenno in chiusura: un invito a cercare nell’esempio dei santi forme virtuose anche per guarire il male oscuro che sta colpendo la politica. Invece in presa diretta chiede ai fedeli «un rinnovamento popolare»: “dal basso”, ripete a più riprese citando anche la sollecitazione rivolta da papa Benedetto XVI alla Chiesa per chiamare alla mobilitazione delle coscienze e all’impegno civile. Giusti non parla solo della politica ma di una sorta di riforma morale radicale («abbiamo bisogno anche di professionisti che creino quel lavoro che ora non c’è»).

Il vescovo aveva aperto l’omelia nel ricordo della doppia onda di morte che ha sconvolto il Paese in questi giorni: la bomba a Brindisi che ha ucciso Melissa, il terremoto che in Emilia è costato la vita a operai che lavoravano la notte. L’esempio di santa Giulia, una ragazza africana crocifissa in Corsica e buttata in mare, è l’esempio di una intransigenza sui valori e di una disponibilità a mettersi in gioco in nome della fede: a tal riguardo, monsignor Giusti ricorda che oggi in alcune zone del mondo dirsi cristiani porta al martirio (come nel caso del ministro pakistano assassinato dai fondamentalisti).

Parlando della santità come esempio di vita anziché come un modello astratto, il vescovo ha annunciato che conta di vedere entro l’anno proclamato santo sugli altari monsignor Pio Alberto Del Corona, livornese della Venezia, vescovo a San Miniato nell’Ottocento: sarebbe il primo santo livornese doc, visto che per ora sono stati riconosciuti tali solo Elizabeth Seton (livornese sì, però di origine americana) e Niels Stensen (anche lui vissuto a Livorno, ma di provenienza danese).

Dopo la liturgia, i fedeli – un migliaio – sono andati in processione fino a piazza della Repubblica con il reliquiario della patrona passando da via Grande e poi tornando in cattedrale via piazza Civica.(m.z.)

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di Redazione web