Il Tirreno

Livorno

Muore a 32 anni nel deposito ferroviario

di Lara Loreti
Muore a 32 anni nel deposito ferroviario

Era un senza tetto, il corpo abbandonato da 20 giorni. Cercava casa e voleva cambiare vita ma non era riuscito a integrarsi

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LIVORNO. Depositi abbandonati, anfratti, strutture cadenti, locomotive dismesse e non. Il ventre di Livorno Juan lo conosceva bene. In ogni suo angolo. E i ripari di fortuna che la città poteva offrire lui li aveva girati tutti. Negli ultimi anni, Juan Carlos Iannitto, livornese con madre di origini partenopee, aveva dormito negli ex edifici della Coca Cola, nelle stanze del Corallo che aveva occupato con altri senza tetto, nell’ex magazzino Atl, nelle locomotive di via Masi, nel sottopasso della stazione. L’ultimo ricovero che aveva trovato era il casottino ferroviario in via Provinciale Pisana 284. Ex portineria del deposito locomotive, ed ex barbiere del personale di Rfi. Lì, ieri intorno alle 13.15, il suo corpo, in stato avanzato di decomposizione, è stato trovato da un ferroviere. Era morto da almeno una ventina di giorni. Senza che nessuno se ne accorgesse. Lasciato solo a sè stesso. Una fine triste per un giovane che aveva sperato e creduto di poter cambiare vita.

Già da qualche giorno il personale di Rfi in servizio nel deposito sentiva uno strano odore provenire dalla ex portineria. Ma ieri quel puzzo diventa insopportabile, probabilmente anche a causa del caldo. E così il ferroviere va a controllare da cosa dipenda. Apre la porta del casottino e si trova davanti a un’immagine terribile. Immediatamente il dipendente di Rfi chiama la polizia ferroviaria, che si precipita sul posto. Il corpo è irriconoscibile tanto che per l’identificazione è necessario l’intervento di un entomologo, studioso di insetti. Arrivano anche il medico legale e i tecnici della polizia scientifica che effettuano tutti i rilievi necessari. Dai primi accertamenti emerge che il ragazzo è morto da giorni, forse da un mesetto. L’identificazione è complicata, ma poi a togliere ogni dubbio è il documento di identità, ritrovato nei vestiti del 32enne.

Dopo tutti gli accertamenti, intorno alle 17.30, arrivano i soccorritori del servizio funebre della Svs, che rimuovono il corpo, mentre la polfer mette sotto sequestro la struttura. Da chiarire le cause del decesso: l’ipotesi più probabile è che a uccidere Iannitto sia stata un’overdose, ma sarà l’autopsia a fare chiarezza sul caso. Non è escluso che il giovane abbia avuto un malore. L’esame verrà svolto tra oggi e domani a Pisa dal medico legale David Forni.

Era da qualche mese che Juan Carlos aveva trovato rifugio nella ex portineria del deposito delle locomotive. Un posto “ideale” per la sua vita raminga: era ben chiuso, c’era la luce e lui ci stava per lo più da solo.

Orfano di madre, Iannitto ha sempre avuto una vita difficile e movimentata. «Avevo 13 anni quando mia mamma è morta - aveva raccontato al Tirreno - io non ce la facevo a sopportare il dolore e sono andato via di casa. Con mio padre erano già separati. Lui è livornese, lei era di origini napoletane». Dopo un’adolescenza difficile, il giovane aveva fatto il militare per poi trasferirsi all’Elba, dove aveva lavorato come aiuto-cuoco. Poi però nel 2000 era stato arrestato per droga. Da allora aveva cominciato a girare, con l’ansia quotidiana di non sapere dove passare la notte. Dal 2003 al 2005 aveva abitato nell’ex deposito Atl di via Masi, poi in una roulotte donata da una parrocchia in via di Levante per poi approdare, l’anno dopo, nel 2006, in via Spagna alla Scopaia. Nel 2007 Juan, con altri senza tetto, aveva occupato il Corallo. E ultimamente bazzicava per la stazione dove prendeva il pasto della Caritas.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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