Gioco
L’appello tramite il Tirreno alla fine del 2009 Aveva fatto domanda per l’alloggio popolare
Stanco della povertà, di vivere alla giornata, di barcamenarsi, senza una prospettiva futura. Desideroso di costruire qualcosa di importante e duraturo e, perché no, di mettere su famiglia. La...
Stanco della povertà, di vivere alla giornata, di barcamenarsi, senza una prospettiva futura. Desideroso di costruire qualcosa di importante e duraturo e, perché no, di mettere su famiglia. La speranza animava i propositi di Juan Carlos Iannitto quando, due anni e mezzo fa, venne nella sede del nostro giornale per lanciare un appello. «Voglio uscire da questa situazione - disse - ma non so dove andare. Aiutatemi. Voglio stare bene e vedere di nuovo la luce, pensare positivo, trovare una ragazza... Mi basterebbe una roulotte, per iniziare, poi una casa, un lavoretto. Chiunque ha la possibilità mi dia una mano».
Juan Carlos cercava un alloggio: era questo il suo desiderio più grande. E alla cronista raccontò l’urgenza che sentiva di avere un’abitazione come punto di riferimento. E aveva anche presentato la domanda per una casa senza tuttavia ottenerla. Disse che da lì, da un tetto sulla testa, lui sarebbe ripartito. Perché la vita raminga non faceva più per lui. E come non capirlo: a 30 anni, dopo un passato burrascoso, caratterizzato dal dolore per la perdita della madre, dall’impegno per uscire dalla droga e da una serie di delusioni a catena, aveva voglia di stabilità. In quel periodo stava anche cercando lavoro, ma in tanti gli avevano sbattuto la porta in faccia, soprattutto per il suo passato difficile con la droga. Un tunnel in cui lui spesso ricadeva. Nessuno però, nonostante i suoi buoni propositi, si è preso cura di lui.
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