Il Tirreno

Livorno

Bacino, nuovi controlli della Gdf

Bacino, nuovi controlli della Gdf

La Corte dei conti proroga l’indagine sul danno erariale conseguente all’abbandono della struttura

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Chi doveva occuparsi della manutenzione ordinaria e straordinaria del bacino in muratura? C’è del dolo nello stato di abbandono in cui la struttura versa ormai da anni? E chi dovrà pagare i danni, compresi quelli erariali, conseguenti allo stato di abbandono?

La Corte dei conti sta lavorando per rispondere a queste domande e per questo ha chiesto alla Guardia di Finanza di svolgere nuovi controlli e ulteriori accertamenti documentali. A questo scopo, ha prorogato l’indagine amministrativa, spostandola alla fine dell’estate. La decisione della Procura contabile arriva dopo che i protagonisti della vicenda - a cui la Corte dei Conti aveva inviato i cosiddetti inviti a dedurre lo scorso autunno - hanno presentato nei mesi scorsi una serie di memorie difensive, in cui respingono l’accusa di aver mandato in rovina il bacino. Gli avvisi erano stati recapitati al presidente della divisione Benetti, Vincenzo Poerio, e a dirigenti dell’Autorità portuale a partire dall’ex presidente Roberto Piccini, e poi a Giorgio Gionfriddo, Sergio Migheli, Simone Gagliani e Salvatore Giuffré, già commissario dell’Autorithy. I sei dirigenti si sono difesi respingendo le accuse e presentando una serie di documenti che dimostrerebbero la correttezza del loro operato. In particolare, l’autorità portuale ha anche evidenziato come la struttura fosse molto datata (risale fra il 1969 e il 1975 nell’area demaniale accanto al cantiere Orlando) e quindi avesse comunque bisogno di interventi strutturali.

In questi giorni, le fiamme gialle del Nucleo tributario, coordinate dal colonnello Enrico Foggia, sono in azione per accertare la veridicità di quanto dichiarato dalle parti e stanno acquisendo una serie di documenti tecnici: lo scopo è capire se gli accordi intercorsi fra l’Autorità portuale, custode del bacino, e la Benetti, concessionaria della struttura dal 2003 al 2009, siano stati rispettati, e le relative competenze e responsabilità sulla manutenzione ordinaria e straordinaria dello stesso bacino. Centrale, nell'inchiesta contabile, è la perizia penale svolta dal consulente, l’ingegner Carlo Culla, incaricato dal pm, che aveva ravvisato responsabilità sia per Azimut che per l’Autorità Portuale.

Intanto procede anche l’indagine penale per abuso d’ufficio, coordinata dal pm Massimo Mannucci e svolta dalla sezione delle finanza della Procura. L’indagine penale sul bacino, partita a fine 2008 da un esposto presentato dall’associazione riparatori navali, aveva avuto anche un risvolto relativo alla normativa sulla sicurezza sul lavoro. Tanto che a gennaio 2009 la Finanza vi aveva apposto i sigilli per poi dissequestrarlo nell’estate.(l.l.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini