Gioco
Dragaggi e rimorchiatori, Fremura accusa
Lascia il vertice degli agenti marittimi e striglia Palazzo Rosciano e l’alto costo dei servizi tecnici
LIVORNO. Smettiamola di vedere nelle regole del libero mercato il Far West («sono dure ma sono ancora le preferibili» perché le uniche che «potranno produrre efficienza e sviluppo»): chi ancora pensa di poter «proporre ricette da economia pianificata, magari studiate in qualche salotto» non farà altro che «creare ulteriori dissesti». Smettiamola anche con l'ostilità nei riguardi di investitori che vengono da fuori come fosse «un predone in cerca di razzie»: non è forse vero che «uno dei primi problemi del nostro Paese è proprio la totale incapacità di attrarre investimenti stranieri»?
Ogni riferimento alla vendita di Tdt ai genovesi non è affatto casuale: il Silvio Fremura disegna lo stato dell'arte nel porto di Livorno nella relazione all'assemblea annuale degli agenti marittimi Asamar prima di lasciarne la presidenza. Il voto ha eletto un consiglio composto da Enrico Bonistalli, Francesco Conti, Francesco D'Alesio, Cesare Fremura, Giovanni Gasparini, Andrea Mannari, Laura Miele, Francesca Scali, Fabio Selmi (sindaci revisori: Valter Bona, Anna Maria Gaggioli e Giovanni Spadoni). Nella prima seduta saranno eletti il nuovo presidente e i vice.
Assai duro anche l’attacc all’«alto costo dei servizi tecnico-nautici»: rimane una ferita grave per la competitività del nostro porto, dice Fremura: «Oggi uno dei primari clienti del porto sostiene per il servizio di rimorchio costi mediamente intorno ai 40-42mila euro ad attracco contro i circa 12mila di Genova». E aggiunge: finalmente se ne parla dopo il pronunciamento del Garante per la Concorrenza.
Certo, c’è la crisi che colpisce dappertutto ma qui da noi – afferma Fremura – siamo alla «crisi nella crisi».
L’ex presidente non risparmia una bacchettata all’Authority: «Non ha ancora trovato il giusto passo su questioni pregiudizievoli per la stessa esistenza del porto». Cosa in particolare? I dragaggi. La situazione è «drammatica» e le iniziative per rimediare sono «scarse a fronte di quanto fatto in porti concorrenti»., anch’essi sottoposti ai vincoli del sito di bonifica (Sin): sono indispensabili «forte autocritica e mutamento della strategia finora seguita» perché a La Spezia e Genova iniziano ad attraccare le navi da 13.000 teu mentre qui da noi gli armatori ci riconoscono ancora una piccola apertura di credito per quelle da 8mila, non possiamo permetterci di deluderli».
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