Il Tirreno

Livorno

Bloccano coi carrelli lo scarico della nave

di Juna Goti
Bloccano coi carrelli lo scarico della nave

Tensione sulla banchina dell’Alto Fondale: si fronteggiano i lavoratori della Porto 2000 e quelli della Compagnia portuale

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Hanno raggiunto la banchina dell’Alto Fondale - gli accosti 46 e 47 - poco dopo le sette di ieri mattina. Quando la grande nave da crociera targata Msc ha fissato gli ormeggi hanno piazzato i mezzi da lavoro, due forklift, davanti al portellone. Non quello riservato ai passeggeri, ma quello che di solito serve per caricare a bordo viveri e vettovaglie. Così per circa un’ora i portuali della Compagnia, autorizzati a rifornire la nave, si sono dovuti fermare.

A firmare il gesto simbolico, ma forte, è stata una delegazione di dipendenti della Porto di Livorno 2000. Dopo avere piazzato i mezzi davanti al portellone, i lavoratori della società che gestisce il traffico crocieristico hanno chiamato la Polmare e l’Autorità portuale. Obiettivo: chiarire a chi spettano tutte le attività a servizio delle crociere, rifornimento compreso, anche quando si svolgono sulla banchina (l’Alto Fondale) in concessione alla Compagnia.

La reazione dei lavoratori è scoppiata dopo l’accordo firmato tra i portuali e Fanfani per rifornire in via esclusiva, in quel fazzoletto ambito dello scalo, alcune navi del gruppo Carnival Uk. La Compagnia, al di là della movimentazione di prodotti forestali, punterebbe a creare una catena logistica per l’approvvigionamento delle navi da crociera.

Ieri sulla banchina sono arrivati sia i rappresentanti dell’Authority che il presidente della Porto 2000, Roberto Piccini. I lavoratori si sono parlati, non sono scoppiate tensioni fratricide e le attività sono ripartite intorno alle 8.30 quando i portuali hanno mostrato l’autorizzazione (rilasciata proprio da Piccini) per rifornire la nave ormeggiata. Ma il gesto la dice lunga sul disagio che si respira in questi giorni.

«Abbiamo deciso di mettere in piedi questa iniziativa – ripete Enrico Barbini, Rsa Porto 2000 (Cgil) – per chiarire una volta per tutte a chi spettano le operazioni di approvvigionamento delle navi da crociera. L’Authority l’ha scritto chiaramete pochi giorni fa: non sono attività commerciali, ma di servizio, quindi possiamo svolgerle noi».

«Il nostro – riprende – è stato un gesto simbolico, non abbiamo intralciato le attività, che poi sono state portate a termine dai portuali. Non cercavamo scontri: siamo tutti lavoratori, molti padri di famiglia. Abbiamo registrato maturità e responsabilità da parte di tutti. Volevamo solo un chiarimento». Barbini rivendica la «legittimità a svolgere le attività che ci spettano» e sottolinea che «la nostra è una realtà che merita la stessa attenzione delle altre».

Quello per cui si litiga sono 4-5 turni di carico e scarico ogni volta che arriva un gigante del mare. «Abbiamo fatto assunzioni a tempo indeterminato anche per coprire questi servizi – dice – oggi siamo un centinaio, circa il 40 per cento di noi ha il contratto a termine. Stiamo ancora aspettando il nuovo terminal passeggeri all’Alto Fondale che rappresenterebbe una svolta. Sappiamo – chiude – che nel settore commerciale la crisi ha picchiato duro: speriamo che questa fase difficile diventi un’occasione per organizzare una volta per tutte gli spazi portuali, senza penalizzare nessuno. Ci devono essere spazi per tutti».

Dall’altra parte il rappresentante della Rsa della Compagnia, Axel Lupi (Cgil) dice che «è legittimo che i dipendenti della Porto 2000 accusino un disagio, ma non è paragonabile al disagio che stanno vivendo in questa fase i nostri lavoratori».

Lupi invita, però, a uscire dallo scontro tra società e punta il dito contro l’Authority: «Quando i lavoratori arrivano a fare gesti di questo tipo significa che c’è uno spazio della discussione e del fare che non è coperto. Ci troviamo tutti a soffrire scelte sbagliate fatte in passato, ritardi e una programmazione non degna di questo nome. I progetti, se restano sulla carta, non tengono. E poi – chiude – quando e come sarà privatizzata la Porto 2000? Anche questa è un’anomalia non da poco».

Ferro su cui batte anche il segretario della Filt, Simone Angella: «L’Authority chiarisca qual è il futuro della società». «Il porto – riprende – è una polveriera, gli scali vicini crescono mentre noi facciamo passi indietro: i dragaggi non si vedono, non c’è un piano di tutela sociale, le strategie restano sulla carta. E le società fanno fatica e continuano a rubarsi il lavoro: il bilancio che ci ha presentato la Tdt per i primi quattro mesi del 2012 parla di un -15 per cento. Il porto è fermo a due anni fa: le scaramucce come quella all’Alto Fondale sono frutto di questo disagio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore