Il Tirreno

Livorno

Ville a Montenero Per ora niente sfratto dalle case sequestrate

di Federico Lazzotti

Il giudice salva gli inquilini ma ordina di usare i locali per come sono stati accatastati. E il Riesame prende tempo

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LIVORNO. Almeno per adesso gli inquilini delle ville sequestrate a Montenero due settimane fa sono salvi: potranno restare nelle loro case senza dover fare le valigie.

Il gip Giovanni Zucconi, che ha firmato l’ordinanza in cui accoglieva le tesi del pm e dei suo consulenti sui presunti abusi sia urbanistici che edilizi, ha fornito ai legali dei 24 indagati l’interpretazione sull’ultimo capoverso del dispositivo nel quale ordinava agli abitanti «il divieto di uso abitativo dei locali abusivamente realizzati». Un’ombra sul destino di chi abita gli immobili che il verbale di sequestro dei carabinieri ha acuito, visto che nel provvedimento i militari intimavano ai proprietari «di procedere allo sgombero entro 15 giorni dalla data del sequestro».

Il termine al quale si riferivano sarebbe scaduto oggi, ma nei giorni scorsi lo stesso giudice ha spiegato agli avvocati che gli inquilini potranno restare nelle loro case ma dovranno utilizzare i locali per la loro destinazione originale. Dunque il garage trasformato in sala giochi e biliardo dovrà essere utilizzato da oggi per parcheggiare l’auto e non per guardare la televisione. Stesso discorso per le camere da letto ricavate nel sottotetto e dunque sulla carta non abitabili. Dove dormiranno gli inquilini? E soprattutto come sarà possibile controllare?

Intanto ieri mattina era in programma l’’udienza davanti al tribunale del Riesame dopo il ricorso presentato dai proprietari delle trentadue villette tra Montenero e Castellaccio. I giudici per il momento hanno preso tempo e una decisione è attesa per la settimana prossima quando dovranno esprimersi sulla fondatezza del sequestro.

Anche perché l’inchiesta “Villette a Montenero” rischia di diventare una guerra su due fronti, quello edilizio e soprattutto quello urbanistico, che si combatterà a colpi di consulenti. Il cuore della tesi dell’accusa sul piano urbanistico riguarda il vincolo paesaggistico e ambientale in barba al quale i proprietari avrebbero costruito gli immobili sfruttando tabelle di ristrutturazione non conformi a quell’area. Ci sono poi i presunti reati edilizi con il trucchetto attraverso il quale, per aumentare la metratura dell’immobile, zone non abitabili sarebbero state trasformate in camera e salotto.

Parlando con i proprietari tutti giurano di aver seguito regole e leggi. Intanto mercoledì sono stati recapitati gli avvisi di garanzia a due dei quattro funzionari pubblici dell’ufficio edilizia del Comune finiti nei guai per aver dato l’ok alla costruzione delle ville.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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