Il Tirreno

Livorno

«Romano può essere sfiduciato»

«Romano può essere sfiduciato»

Il parere degli uffici comunali ammette il voto in commissione. Il dipietrista: lettura errata, non ci sto

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LIVORNO. Il “verdetto” degli uffici, a firma del vicesegretario comunale Graziella Launaro, è arrivato ieri mattina: «Si ritiene che la medesima commissione competente alla nomina del proprio presidente sia competente a disporne la revoca con la stessa maggioranza utile alla nomina». In altre parole: i componenti della sesta commissione, che si occupa di ambiente, possono discutere e votare la sfiducia di Andrea Romano (Idv), come chiesto dagli alleati del Pd. Ma il parere dei tecnici, chiesto dalla stessa conferenza dei capigruppo, non è bastato a calmare gli animi. E, soprattutto, non ha convinto il dipietrista che torna all’attacco minacciando battaglie legali.

Dal caso politico al caso amministrativo: i litigi per la presidenza della sei - tra alleati irrequieti e opposizioni a caccia di strapuntini - rischia davvero di diventare una commedia.

Ieri Romano ha scritto di nuovo al presidente del consiglio comunale, Enrico Bianchi (Pd), e ai capigruppo per dire che gli uffici avrebbero dato una «lettura del tutto errata» della vicenda. In soldoni Romano contesta la possibilità di togliergli la presidenza con la stessa maggioranza della nomina (vorrebbe che fossero i quattro quinti della conferenza dei capigruppo a decidere) e ripete che «nel regolamento non è prevista la sfiducia ai presidenti di commissione».

Scrive anche che gli uffici avrebbero dato una lettura «paradossale» di alcune parti del regolamento, in particolare quando parlano di rischio di incappare in «situazioni irrisolvibili e paralisi dell'attività». «Sarei curioso – scrive – di esaminare alcuni esempi di queste ipotetiche situazioni... sotto la mia presidenza – rivendica – non si è mai verificato alcun caso di ritardo nell'esame di proposte di delibera».

Tutto per dire ancora una volta che non ha alcuna intenzione di mettere in discussione la mozione di sfiducia che lo riguarda: «Non si ravvisa alcun caso di inadempienza da parte del sottoscritto, né appare legittimo pensare a interventi dell'assemblea consiliare diversi da una modifica del regolamento, che anzi sarebbero lesivi dei diritti del presidente, che potrebbe avvalersi della loro tutela in sede giurisdizionale civile, penale e amministrativa».

Per chiudere lamenta un giudizio degli uffici che «va oltre le valutazioni tecniche» e punta il dito sui «ripetuti ritardi» degli assessori. Come a dire: non è a me che devono essere tirate le orecchie se la macchina non funziona. Frasi che non saranno piaciute agli alleati e neppure ai tecnici, ai quali era stato richiesto un parere.

«Romano – chiarisce il presidente Bianchi – aveva posto un problema di carattere amministrativo, perché nel regolamento non c’è scritto espressamente che si può sfiduciare un presidente di commissione, ma neppure che non si può fare. Del resto sarebbe assurdo: neanche il presidente della Repubblica o il sindaco sono inamovibili. Non voglio entrare nella bega politica: ho ravvisato un vuoto normativo e ho chiesto un parere degli uffici per dare una risposta sul piano amministrativo-istituzionale. Il parere è arrivato: riunirò di nuovo la conferenza dei capigruppo e ne discuteremo in quella sede». Si riparte: chissà che alla fine a qualcuno non venga in mente di presentare addirittura una delibera in consiglio.

Juna Goti

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