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Concordia, Costa lancia l'allarme: «Fare presto, la nave affonda»

Concordia, Costa lancia l'allarme: «Fare presto, la nave affonda»

Lo scafo si deforma, la prua è sprofondata di 91 centimetri: lo si legge nella relazione ambientale presentata dalla società armatrice. La Titan-Micoperi: rimuoveremo lo scafo entro febbraio 2013. L'operazione costerà più di 300 milioni di dollari - IL VIDEO DEL RECUPERO

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ROMA. Pochi mesi e la Costa Concordia si inabisserà. Per questo bisogna agire in fretta. Perché «l’integrità strutturale del relitto è minacciata». Lo scafo coricato su un fianco si sta «progressivamente deformando» e il rischio che si inabissi per sempre - in assenza di un intervento umano - è più che concreto. Entro quanto?

«Probabilisticamente entro un anno» dal naufragio, si legge nella relazione ambientale preparata da Costa Crociere in merito alle operazioni di recupero della nave naufragata sulle secche dell’Isola del Giglio nella notte del 13 gennaio scorso.

Le 148 pagine dello studio preparato da Costa il 7 maggio scorso, raccontano molto sui possibili scenari che potrebbero verificarsi. La relazione innanzitutto conferma, punto per punto, quanto anticipato in questi mesi dal nostro giornale circa la stabilità e le condizioni del relitto, le fratture apertesi nei due speroni di roccia che sostengono la nave a poppa e a prua e i rischi di uno scivolamento verso un fondale che scende repentino fino a cento metri.

Anche il monitoraggio degli spostamenti conferma che il momento più critico sarà quello del raddrizzamento, cioè quando la nave (attraverso una rete di tiranti e di pali piantati sul fondale di granito e sulla costa) verrà rialzata e poggiata su una piattaforma subacquea collocata sotto la chiglia. Per allora sarà stato messo a punto un piano ad hoc per fronteggiare eventuali emergenze.

L'obiettivo di Titan-Micoperi. Per rimuovere la Costa Concordia, il tempo stimato è di 12 mesi: «ma noi pensiamo di poterlo fare prima e di riuscirci entro febbraio» del 2013. E' l'obiettivo del consorzio italo-americano Titan Salvage-Micoperi che ha presentato il progetto per rimuovere la nave naufragata al Giglio e che a partire dalla prossima settimana inizierà le operazioni sull'isola. Entro la fine di agosto, hanno inoltre spiegato i tecnici, la Concordia sarà messa in sicurezza, per evitare che possa scivolare sul fondo.

Rimuovere la Costa Concordia «è una sfida ciclopica», un' impresa mai fatta al mondo «che siamo sicuri di poter realizzare». Con queste parole i rappresentanti del consorzio italo americano hanno presentato il progetto per rimuoverela Concordia. Un progetto che parte da un punto fermo: «la protezione dell'ambiente - dicono - avrà la massima priorità in tutte le fasi dei lavori». Il costo stimato di tutta l'operazione di rimozione è di circa 300 milioni di dollari.

Gabrielli, seguiremo la rimozione passo passo. L'Italia «non ha firmato una cambiale in bianco» e dunque seguirà «passo passo» le operazioni per la rimozione della Costa Concordia, con «verifiche e controlli» praticamente quotidiani. Lo ha assicurato il commissario per l'emergenza Franco Gabrielli sottolineando che è già stata firmata un'ordinanza con cui si istituisce un Osservatorio che monitorerà ogni fase dei lavori. L'Osservatorio sarà presieduto da un rappresentante della regione Toscana e risponderà al Commissario. Il capo della Protezione Civile ha poi ricordato che la scelta delle società che si occuperanno della rimozione e del progetto relativo, è stata fatta direttamente dalla Costa: «Noi non abbiamo approvato un progetto, perché non ci competeva. Abbiamo avallato il progetto dopo averne verificato la fattibilità» e la rispondenza ai requisiti posti, cioè l'impatto ambientale e la sicurezza.

Gabrielli ha confermato la necessità che la nave sia messa in sicurezza entro la fine di agosto. «Che la Concordia possa rompere, deformare, scivolare sul fondo è la scoperta dell'acqua calda. Nel novero delle possibilità nessuno può escludere che la nave possa scarrocciare sul fondo, ma allo stato il pericolo non è imminente. Quel che è certo è la nave non può stare così per lungo tempo e in ogni caso rappresenta un rischio per l'ambiente. Più passa il tempo e più aumentano i rischi».

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di Redazione web