Il Tirreno

Livorno

La donna pentita aveva richiamato il 118

di Lara Loreti
La donna pentita aveva richiamato il 118

«Non posso uscire di casa, sto aspettando i carabinieri, come sta mio marito?» Ma Gabrio Gentilini era già morto

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LIVORNO. Un completo nero, pallida in volto, lo sguardo perso nel vuoto. Brigitte Skudlarerk sembra muoversi in un’altra dimensione . Il fisico alto e imponente stride con un vuoto interiore più evidente di quel tailleur severo e luttuoso. C’è incredulità sul suo volto, che esprime soprattutto il dolore di essersi trovata in un vortice di violenza e morte più grande di lei.. Lei, che forse voleva “solo” dare una lezione al marito Gabrio Gentilini che, 61 anni e un passato difficile, sabato sera era rincasato ubriaco dopo aver ammesso che era stato con una prostituta.

Il giorno dopo la tragedia, dopo ventiquattro ore trascorse in “cattività” nella casa della figlia e del genero ad Ardenza, Brigitte, cameriera tedesca di 56 anni, trova la forza e il coraggio di uscire di casa per sbrigare una serie di pratiche burocratiche legate alla morte del marito. Oggi, molto probabilmente, ci sarà l’autopsia sulla vittima, che per ora si trova nella camera mortuaria dell’ospedale sul viale Alfieri. E forse già domani sarà celebrato il funerale.«Mia madre sta male e non se la sente di parlare», ha ribadito ieri la figlia.

Ad assistere la donna in questi giri, ci hanno pensato proprio la figlia e il genero. I due da tre mesi hanno avuto una bimba che era la gioia di Brigitte e del marito Gabrio. La nipotina aveva coronato un momento di felicità e serenità per la coppia, che viveva un bel periodo. Come raccontano i vicini, i due erano sempre insieme e passeggiavano mano nella mano, condividendo la quotidianità al mare, al supermercato in centro. Erano sposati dal 1996 e dal 2007 vivevano insieme nella casa storica di lui, in via San Giovanni, dove si è consumata la tragedia.

E proprio a quei momenti di gioia Brigitte deve aver pensato quando lunedì mattina, a poco più di 24 ore dall’aggressione contro il marito, ha telefonato pentita al 118 per avere notizie sulle condizioni di salute di lui. La donna s’è rivolta al numero dell’emergenza nella tarda mattinata: era già a casa di sua figlia in quanto all’abitazione di via San Giovanni i carabinieri avevano apposto i sigilli. Ma lei in quel momento si sentiva in prigione: non poteva uscire di casa in quanto doveva aspettare l’intervento dei carabinieri che dovevano notificarle un atto relativo all’indagine. E impazziva al pensiero di suo marito, solo in rianimazione, in lotta tra la vita e la morte. Quell’uomo che lei stessa aveva ferito nei genitali e sodomizzato con un portarotolo di marmo di 30 centimetri. Ma pur sempre lo stesso uomo che amava e a cui aveva dedicato tutta la sua vita, lasciando la Germania e seguendolo a Livorno, a Rosignano, e poi di nuovo in città. Con uno stato d’animo tormentato da sentimenti ed emozioni contrastanti, la tedesca lunedì mattina s’è rivolta con tono gentile all’infermiera del 118, che tuttavia non poteva fornire e non aveva le informazioni richieste. Brigitte non sapeva ancora che Gabrio era già morto. Poco dopo, la donna s’è recata al pronto soccorso, dove è stata avvisata del tragico epilogo. E lì, tutto il suo dolore è esploso in un malessere incontrollabile e catartico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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