Il Tirreno

Livorno

Bombe contro Equitalia 26 sospetti per otto nomi

di Federico Lazzotti
Bombe contro Equitalia 26 sospetti per otto nomi

Decisive le impronte trovate sui due ordigni inesplosi durante l’attacco Gli inquirenti: verifiche su un gruppo di livornesi e sui loro movimenti

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LIVORNO. Un gruppo di ventisei sospettati «tutti o quasi livornesi» per dare un nome e un cognome agli otto autori dell’attentato di venerdì notte alla sede di Equitalia, in via Indipendenza. Quello che mancherebbe, al momento, sarebbero i riscontri. Solo a quel punto gli autori, a cominciare dalle due persone già identificate grazie al filmato che ha registrato l’attentato, verrebbero iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di associazione per delinquere e danneggiamenti.

Sono questi gli elementi che gli agenti della Digos e i carabinieri del Ros stanno cercando prima di dare una svolta all’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Antonella Tenerani con la quale anche ieri si sono confrontati .

«Avremo bisogno di qualche altro giorno», aggiunge un investigatore senza nascondere le difficoltà di un’inchiesta spezzettata per competenze e territorialità. Molto probabilmente gli inquirenti stanno aspettando i risultati delle analisi effettuate sui due ordigni rimasti inesplosi: un petardo e l’altra molotov.

È sui due oggetti ritrovati all’ingresso dell’Agenzia che polizia e carabinieri sperano di isolare tracce biologiche da poter confrontare con quelle dei sospettati.

Nelle mani degli investigatori c’è però anche dell’altro. In particolare diversi volantini trovati lungo la via di fuga usata da alcuni degli autori che sponsorizzava la manifestazione del giorno dopo a Pisa e una cassa nella quale potrebbero essere stati trasportati sia gli ordigni che gli stracci con i quali il commando avrebbe cercato di incendiare l’ufficio.

«Un gruppo di sciroccati», gli ha definiti un investigatore. Ma l’identikit sarebbe molto più complesso, tanto che gli stessi inquirenti livornesi non si sbilanciano né sulla conformazione né tantomeno sull’origine. L’unica certezza riguarda, al momento, le due persone identificate. Se la loro identità venisse confermata si tratterebbe di esponenti di vicini ai centri sociali e all’area antagonista, nonostante gli stessi interessati escludano «una regia occulta».

Forse perché all’interno del gruppo potrebbero esserci state anche altre anime. Solo così si spiegherebbero – secondo gli inquirenti – la coesistenza di un piano, da un lato organizzato e dall’altro gli errori banali riscontrati durante l’operazione, come i volti scoperti e l’aver tralasciato la presenza della telecamera. Ecco perché il profilo che hanno tracciato di loro gli investigatori racconta di emulatori con la voglia di mettersi in mostra rispetto alla rabbia sociale che si respira nel Paese. L’annuncio di un attento a ad un’agenzia di Equitalia a Firenze è solo l’ultima prova.

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