Gioco
«Le bombe mai Piuttosto rifiutiamoci di pagare l’Imu»
Ieri la riapertura dell’ufficio in via dell’Indipendenza Tutti solidali con gli impiegati: ma il sistema ci strangola
LIVORNO. «Altro che bombe, qui serve qualcosa di concreto, che colpisca la testa del sistema e non gli ultimi dei dipendenti: rifiutiamoci di pagare l’Imu, facciamolo tutti, così forse qualche politico a Roma inizierà a pensare». Carlo Gioppi, 46 anni, settore informatico, è tra i livornesi che ieri mattina hanno raggiunto la sede di Equitalia, alla riapertura dopo il lancio delle bombe molotov nella notte tra venerdì e sabato.
La porta è ancora incerottata e annerita, con un cartello che segnala il pericolo. Fuori un vigilante donna e qualche agente in borghese. Negli uffici un gruppo di dirigenti indica le vetrate lasciando intendere che potrebbero essere adottate nuove misure di sicurezza. All’interno, davanti ai cinque sportelli aperti (più un banco per le informazioni), sono tutti in fila per i pagamenti. E il clima, con le sfumature del caso, sta tutto riassunto in questa frase: «Siamo contro la violenza, è stato un gesto inutile, gli impiegati non c’entrano. Però...».
In quel però ci sta un mondo fatto di disagio, lavoro che non c’è, tassi di interesse alle stelle. «L’esattore pubblico – borbottano alcuni pensionati dal fondo della sala – ci stritola. Il sistema non va. A Roma ci sono tanti professoroni: invece della scienza usino un po’ di coscienza». E via anche con l’antipolitica: «Siamo stufi di pagare scorta e uffici ai politici che vanno a fare gli opinionisti in Tv». Gigliola Burgalassi ha 70 anni, figli e nipoti di cui parla con orgoglio. Ha raggiunto la sede di via dell’Indipendenza perché «un vecchio debito della ditta di famiglia è raddoppiato: da 6 a 12 milioni delle vecchie lire. E la mia pensione è di 600 euro».
Le fa eco un artigiano, un parrucchiere, con 63 anni di lavoro alle spalle. Anche lui è allo sportello per un pagamento non effettuato («non ce la facevo») e ora schizzato alle stelle. «Non ce l’ho con i lavoratori – dice – ma questo è un ufficio usuraio legalizzato, un ladrocinio organizzato. Negli ultimi mesi si sono uccisi 35 imprenditori in Italia, la gente si mangia case e auto, siamo all’esasperazione: servono pagamenti rateizzati, ma con tassi di interesse accettabili».
«Il clima che si respira mi ricorda qualche anno addietro – si lascia scappare Mario Livi (67) – c’è una brutta aria, la gente non ne può più».
«Tenere in piedi un’attività – riprende Carlo Gioppi insieme a Monica Agonigi – è diventato impossibile. I dipendenti ti costano il doppio di quanto vengono pagati, l’Inps è diventata il calderone su cui grava tutto, la pressione fiscale è alle stelle: poi ecco l’Imu e la tassa del consorzio di bonifica delle colline livornesi. Se te non ce la fai a pagare, gli interessi vanno alle stelle, ma se magari sono le aziende pubbliche in debito con te ti devi arrangiare».
«Ora basta – chiude Gioppi – serve un gesto forte: rifiutiamoci tutti di pagare l’Imu».
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