Il Tirreno

Livorno

Le analisi dei livornesi vanno a Pisa

di Anna Cecchini
Le analisi dei livornesi vanno a Pisa

Progetto dell’Estav che prevede due laboratori per l’Area vasta: così si risparmiano 10 milioni, personale da trasferire

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LIVORNO. Altro che trasferimento di provette da un ospedale all’altro dell’Asl 6. Il viaggio dei contenitori dei prelievi è destinato ad essere molto più lungo. L’intenzione dell’Estav nord-ovest, che riunisce le aziende sanitarie di Viareggio, Livorno, Pisa, Lucca, Massa Carrara e Azienda ospedaliera pisana, è infatti quella di rivoluzionare l’intero sistema della diagnostica di laboratorio. Creando soltanto due poli dove verrebbe concentrare tutta l’attività, uno nella zona nord dell’Area vasta e l’altro nella zona sud. In pratica, le provette dei prelievi eseguiti nelle strutture sanitarie della provincia di Livorno verranno analizzate in un laboratorio esterno all’Asl 6, in cui confluiranno anche gli esami provenienti dall’Asl 5 di Pisa e dall’Azienda universitaria pisana. La collocazione del laboratorio per la zona sud dell’Area vasta non è ancora stata decisa, ma è facile supporre - e nei corridoi dell’ospedale cittadino molte sono le voci in questo senso - che la scelta cadrà su Pisa.

L’Estav ha messo nero su bianco questo progetto con il documento “Area vasta nord ovest. Programmazione interaziendale 2012-2015”: una sorta di dichiarazione di intenti per la revisione globale dell’offerta sanitaria ai cittadini, anche nell’ottica di una omologazione dei servizi per l’intera area. E, soprattutto, nell’ottica del risparmio. Nella sezione dedicata alla revisione della diagnostica di laboratorio si legge: «Occorre affrontare la riorganizzazione in un’ottica diversa guardando solo ai costi con l’obiettivo di ridurli; il 15% varrebbe circa 10 milioni di euro per l’Area vasta».

Poi si ammette che il progetto «richiede sicuramente ancora analisi approfondite». Fatto sta che il documento prevede di pensare «dato il numero elevato di esami a una organizzazione su due poli: nord (Asl 1, Asl 2, Asl12) e sud (Asl 5, Asl 6, Aop) dell’Area vasta, puntando a due laboratori generali da collocare presso due ospedali, passando attraverso una fase intermedi di rete tra presidi».

Non solo, il documento spiega anche la necessità di «individuare alcune tipologie di esami a bassa frequenza da collocare presso un unico centro di Area vasta, individuato presso l’Azienda universitaria pisana, verso la quale esiste già una rete di trasporti funzionante». Destinata a trasferirsi presso l’Aop anche tutta l’attività di microbiologia dell’Area vasta, sempre stando al progetto elaborato dall’Estav nord ovest.

Certo, sguarnire tutti gli ospedali di un’attività di laboratorio sarebbe quanto meno azzardato. Ecco che, si legge nel documento, «presso ogni ospedale deve restare un’attività di laboratorio per le necessità urgenti dei ricoverati e del pronto soccorso».

Il documento termina elencando gli obiettivi attesi con questo progetto: «Ottimizzazione delle tecnologie e dell’utilizzo delle risorse umane, riduzione dei costi di produzione e miglioramento dei tempi di attesa». Ma poi evidenzia anche le criticità di un certo rilievo: sistema informatico (obiettivo è l’individuazione di un unico fornitore dei sistemi informatici), la ridefinizione di spazi adeguati, problemi di trasporto e qualità di conservazione dei campioni e, non ultima, quella relativa al trasferimento dei dipendenti. Già, perché l’accentramento delle analisi in due laboratori comporterà anche lo spostamento di parte dei dipendenti che adesso operano nei laboratori delle varie Asl interessate.

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