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Schettino: «I vetri sono scoppiati e la nave si è inclinata di colpo»

Schettino: «I vetri sono scoppiati e la nave si è inclinata di colpo»

Costa Concordia, le registrazioni delle conversazioni tra il comandante e la capitaneria di Roma Il difensore Leporatti: «Sentito? Lui ha sempre dato informazioni. E ora qualcuno deve ricredersi»

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di Pierluigi Sposato

GROSSETO. «Ho fatto venire tutti i passaggeri dal lato sinistro sul dritto; di colpo la nave si è inclinata, i vetri si sono rotti, ne ho sentito lo scoppio: si sono aperti i in cancelletti di imbarco, quelli del ponte 3 erano praticamente a fior d’acqua...»

È la trascrizione di una delle telefonate (per la precisione quella dell’1.11 del 14 gennaio) tra Francesco Schettino e il comando di Roma delle Capitanerie di porto. «Ho sentito un colpo, bum....» dice ancora il comandante di Costa Concordia nell’audio mandato in onda ieri da Tgcom24. Un audio commentato favorevolmente dal difensore di Schettino, l’avvocato Bruno Leporatti, presente in studio mentre la registrazione veniva diffusa. Favorevolmente perché, dice lo stesso difensore, testimonia che «Schettino ha sempre dato informazioni e ha consentito l’evacuazione di 4.000 persone con una propria manovra».

Le parole di Schettino sono state ricavate dalle registrazioni che i periti incaricati dal gip Montesarchio stanno recuperando dalla scatola nera. Schettino dialoga con la sala operativa e dà spiegazioni: la navigazione sotto costa, il colpo, il blackout, la distanza di 0.18-0.2 dall’isola (miglia), l’aver ritenuto che ci fosse acqua sotto... Alle 1,11 la nave era inclinata di 90° dopo che tre compartimenti si erano allagati. Schettino a quell’ora era sullo scoglio davanti. «Mi sono trovato con la nave praticamente addosso - spiega ancora al telefono - ed è alta 50’ metri; parte delle lance erano immerse in acqua e i ganci delle gru ci stavano schiacciando...» . Insomma, il comandante di Costa Concordia sarebbe rimasto sorpreso e spiazzato dall’improvvisa inclinazione della nave.

Una telefonata dai toni tranquilli, come anche quella successiva, quando Schettino spiega di esser tornato a prendere chi era caduto in acqua a causa dell’inclinazione della nave e di aver chiesto alla capitaneria locale di spostare i soccorsi sul lato sinistro e di aver chiesto a Ferrarini la lista dei passeggeri.

Del tutto diversa da quella con Gregorio De Falco, della capitaneria di Livorno, dell’1,46, quella del «c... Schettino risalga a bordo»: «Queste telefonate sono in contrasto insanabile - commenta Leporatti - Quella dell’1,46 appare difficile da commentare alla luce di questa. Quella aveva un tono imperativo, c’è una richiesta di identità e non appare credibile che a quell’ora non si sapesse chi comandava Costa Concordia. La seconda telefonata non voleva acquisire informazioni ma aveva scopi di polizia giudiziaria. Schettino è stato sempre, dal primo momento, ragionevole e collaborativo, ma non viene creduto. Molti adesso devono rivisitare la propria posizione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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