Il Tirreno

Livorno

Quella rivolta contro lo stato esattore

Scene di violenza contro Equitalia, ma l’azienda di riscossione è la manifestazione della crisi e della recessione economica

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Gli italiani soffrono. Se ne è accorto persino il ministro Passera: "E' a rischio la tenuta economica e sociale del paese". I poveri sono più di 8 milioni, secondo l'Istat,suddivisi a loro volta tra coloro che rientrano nelle categorie della povertà relativa o della povertà assoluta. Eufemismi delle statistiche per dire che le cose vanno davvero male. Non so bene a quale universo della povertà appartengano, ma i lavoratori in cassa integrazione sono 600mila. Soffre anche il ceto medio, la classe che storicamente ha buona capacità di spesa, la ricchezza di una nazione. Non era mai accaduto dal Dopoguerra in poi. Per la prima volta una crisi accomuna masse sociali diverse. Disoccupati e piccoli imprenditori, Nord e Sud, contribuenti ligi verso il fisco e furbi evasori si sentono egualmente tartassati da quel Moloch dello Stato contemporaneo rappresentato da Equitalia.

Lo scrittore Maurizio Braucci azzarda la tesi del "capitalismo armato" per giustificare le azioni di protesta - troppo spesso violente _ contro questa società creata per riscuotere in modo forzoso tasse, tributi e persino le multe dimenticate per un divieto di sosta. Macchina schiacciasassi, lo sa bene chiunque ci sia capitato anche solo per un debito di 100 o 200 euro. A Napoli ieri abbiamo assistito a scene di guerriglia urbana davanti alla sede di Equitalia durante una manifestazione di gruppi antagonisti. Il giorno prima un piccolo imprenditore si è sparato alla testa nel parcheggio del santuario della Madonna di Pompei. Ha prima maledetto il suo debito poi ha chiesto perdono alla Vergine. Si chiamava Arcangelo Arpino, 63 anni. L’arcivescovo della città santa, Carlo Liberati, è corso a pregare sul luogo del suicidio. Cade una vita e viene rimosso un tabù: il suicidio non più come ultimo doloroso peccato, secondo la chiesa cattolica, ma come gesto di ribellione sociale. Da perdonare prima ancora che da comprendere.

Napoli è l’Italia esagerata, lo specchio amplificatore delle nostre paure. E’ pur vero, tuttavia, che proteste diffuse e gesti disperati unificano un paese stremato. La giornata di ieri è un inquietante succedersi di brutti episodi. La dirigenza di Equitalia non ci sta, lo slogan oltraggioso ritmato nelle piazze calde - "Assassini assassini" - brucia ancor più sulla pelle dei dipendenti, vittime e carnefici al tempo stesso di un meccanismo fuori dal loro personale controllo. Il caso Equitalia è l’epifenomeno di una recessione economica: a fine anno il Pil, il prodotto interno lordo, scenderà a meno 1,5. Le tasse riscosse con una dose di brutalità non sono dunque la causa ma la conseguenza della crisi; per anni l’evasione è stata incoraggiata, apprezzata, favorita. Ora che il sistema non si tiene più sono aumentati controlli ed esazioni. L’ingiustizia appare insopportabile. Sì, perché lo Stato è esigente nel riscuotere ma distratto quando deve restituire soldi, probabilmente a quelle stesse persone inseguite da Equitalia. Ammontano a 62 miliardi di euro i debiti commerciali, i mancati pagamenti e i rimborsi Iva della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese. Per incassare dallo Stato ciò che gli spetta un imprenditore italiano deve attendere in media 200 giorni contro i 157 della sgangherata Grecia e i 40 della virtuosa Germania (fonte "il Sole 24 Ore"). La parola magica è compensazione, ovvero chi deve pagare allo Stato può scalare la cifra con quanto deve incassare dalla pubblica amministrazione. Una regola di buon senso, all’apparenza. Finora osteggiata con mille difficoltà; forse solo la prossima settimana vedrà la luce un decreto per regolare la materia. E’ ingiusto attribuire a Monti i disastri in cui siamo incagliati. Per troppo tempo i passati governi si sono preoccupati della manutenzione dei problemi anziché della loro soluzione.

Ora però non c’è più tempo. Se ha un senso che il Professore resti a Palazzo Chigi fino all’anno prossimo, come è giusto che sia, è necessario insieme al rigore, l’equità. Se ne è vista poca finora. Insieme a tanta scienza, un po’ di coscienza.

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