Gioco
Caterina strega il Giappone con i gioielli di vetro chic
Artigiana livornese a lezione dai maestri di Murano per imparare l’arte ora esporta nel Sol Levante e nei grandi magazzini le chiedono l’autografo
LIVORNO. Caterina Zucchi è una giovane artigiana livornese che, di fronte allo tsunami della crisi, non alza bandiera bianca per l’alluvione di ciarpame low cost o si limita a lamentarsi: semplicemente si rimbocca le maniche e, dalla sua bottega di via Demi, va alla conquista di una nicchia di mercato tutta sua all’altro capo del mondo per espostare in Estremo Oriente.
Ce l’ha fatta perché un importatore giapponese è rimasto stregato dalle sue creazioni sotto il segno del made in Italy.
Di cosa si tratta? Di gioielli che, anziché nei materiali tradizionali dei metalli preziosi, vengono prodotti in vetro di Murano: è Caterina a inventarli e a farli materialmente nel suo laboratorio "Studiozero-vetro".
Ecco che da quattro anni l'azienda nipponica Primrose Co. Ltd. ha iniziato a vendere i preziosi oggetti di gioielleria che l’artigiana livornese – premiata l’altro giorno in Camera di commercio – realizza con la cosiddetta “tecnica del lume”. Lei l’ha imparata direttamente dai maestri vetrai veneziani e ora è a sua volta in “cattedra” e fa lezione nelle scuole d'arte di diverse città.
Le bacchette del prezioso vetro veneziano vengono riscaldate ad una temperatura tale da poterle modellare in mille forme con gli strumenti del mestiere: quanto basta per creare gioielli unici nelle forme e nei colori, poi impreziositi con altri materiali.
Caterina, che è anche dirigente degli artigiani del settore artistico della Cna labronica, ha centrato il gusto della clientela nipponica: figurarsi che la Primrose l'ha chiamata in Giappone alla fiera che promuove il made in Italy nei department store di una catena come Mitsukoshi.
«Il vero made in Italy – dice Zucchi – è molto apprezzato dalla clientela giapponese e la qualità del vetro di Murano rende le creazioni ancora più affascinanti. All'inizio della mia attività non avrei mai creduto di poter realizzare il sogno di essere fra le persone che fanno apprezzare all'estero il saper fare italiano, ma con testardaggine, passione, costanza e tanti sacrifici ci sono riuscita. Comporre laggiù i miei gioielli sotto gli occhi incuriositi dei visitatori dei Mitsukoshi di Tokyo e di Nagoya e sentirsi chiedere di autografarli è stato entusiasmante per chi come me è partita dalla gavetta e tra mille peripezie e problemi in Italia tiene aperta una piccolissima azienda. L'originalità italiana ha ancora una fortissima presa nel regno dell'ipertecnologia».
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