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Livorno

UN “FRIGO” SENZA ELETTRICITÀ

A 24 anni da Livorno al laboratorio Nasa col progetto-novità

A 24 anni da Livorno al laboratorio Nasa col progetto-novità

LIVORNO. Caterina Falleni non ha studiato ingegneria aerospaziale né è un astronauta: è stato il suo geniaccio creativo labronico a conquistarle la borsa di studio che quest’estate la porterà al...

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LIVORNO. Caterina Falleni non ha studiato ingegneria aerospaziale né è un astronauta: è stato il suo geniaccio creativo labronico a conquistarle la borsa di studio che quest’estate la porterà al centro di ricerca Nasa Ames, in Silicon Valley.

Ce l’ha fatta perché il suo progetto ha stregato i giurati del concorso indetto da Axelera e Singularity University che ha lo scopo di «trovare progetti o idee che rendano migliore la vita, aumentino la felicità, la salute, l'istruzione, la sicurezza le opportunità per il futuro nei prossimi 3 anni, facendo leva sull'innovazione e sull'uso della tecnologia».

Caterina Falleni, 24 anni da compiere, è livornese e, all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche (Isia) di Firenze, dopo aver conseguito la laurea triennale sta frequentando la specialistica di prodotto.

Grazie alla “borsa” di 30mila dollari conquistata, è la prima studentessa italiana a partecipare al Graduate Studies Program 2012 di Singularity University, che praticamente rappresenta uno dei progetti educativo-imprenditoriali di maggiore rilevanza in tutto il pianeta se è vero che punta a scovare giovani talenti in grado di “sognare” «tecnologie e conoscenze in crescita esponenziale, al fine di contribuire ad affrontare con consapevolezza le prossime grandi sfide dell'umanità»

Come ha fatto a fare centro? Caterina – che presenta il suo progetto anche su YouTube – ha messo nero su bianco unsingolare progetto: si chiama “Freeijis” e già linguisticamente è un mix «fra la parola inglese "free" (che ricopre i significati di "disponibile", “chairo” e "indipendente"), quel la africana “friji” (in lingua swahili, significa "fresco" e "puro") e S (l'entropia). In concreto, è un apparato refrigerante, per frutta e verdura, ad uso domestico, che non utilizza energia elettrica bensì il sistema di refrigerazione per mezzo di evaporazione dell'acqua, contenuta nell'intercapedine tra due contenitori: uno interno, in alluminio, e uno esterno, in terracotta. «È lo stesso principio – viene spiegato – del sudore della pelle per abbassare la temperatura corporea».

Tecnologia e design si fondono in un sistema di refrigerazione – è la spiegazione tecnica – che «sfrutta le caratteristiche dei materiali a cambio di fase e consente di raffreddare senza ricorrere a fonti tradizionali di energia» mentre il design del prodotto è stato «ottimizzato per sfruttare le caratteristiche fluidodinamiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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