Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

Arriva il relitto ma non il lavoro

di Giulio Corsi
Arriva il relitto ma non il lavoro

Il rischio è che la nave sia trasferita in porto ma la commessa per la demolizione sia vinta da un soggetto non livornese

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LIVORNO. Esiste a Livorno un soggetto che abbia dimensioni, caratteristiche, fatturato ed esperienza che hanno Titan e Micoperi, in grado di trattare con colossi come Costa Crociere, Carnival Corporation e London Offshore Consultants e Standard Club e aggiudicarsi la commessa per smantellare la Concordia? La risposta è no. E allora - se anche l’operazione di alleggerimento, messa in galleggiamento e trasporto, vinta da Titan e Micoperi, sia di tutt’altra complessità rispetto a quella legata alla demolizione del relitto - la paura nasce da sola: non è che la Concordia verrà trasportata nel porto di Livorno e poi l’appalto per il suo smembramento se lo aggiudicherà un soggetto esterno? Magari turco, greco, o semplicemente proveniente da Palermo o Genova?

L’allarme è probabilmente prematuro, visto che deve ancora iniziare la prima e più delicata fase, quella del trasporto, che Micoperi ha annunciato di voler chiudere in nove-dodici mesi. E visto pure che la scelta del porto in cui sarà trasferito il gigante della Costa non è ancora stata fatta. Ma questi potrebbero essere i giorni decisivi per la definizione dello scalo e le recenti dichiarazioni del ministro Clini continuano a far pensare che Livorno sia in pole position.

E così il timore è assolutamente logico: perché, se il ministero dell’ambiente e la protezione civile possono imporre a Costa e al gruppo di assicurazioni londinesi, il luogo in cui portare la Concordia, i requisiti delle ditte che saranno impegnate nei lavori di smantellamento e soprattutto in quelli di bonifica, oltre a tutte le prescrizioni di salvaguardia ambientale, non certamente potranno imporre il nome del soggetto che dovrà compiere il lavoro. E così - sulla carta, ma non solo - è possibile che la commessa finisca nelle mani di un colosso proveniente da fuori città. Il che non comporterebbe che Livorno venga tagliata fuori dal business, vista la naturale pioggia di sub-appalti che arriverebbero. Ma significherebbe che la città non sarebbe capofila dell’operazione.

C’è un’alternativa per salvarsi dal rischio? Sì. Ma come per il dragaggio dei fondali necessita di un lavoro lungo, certosino, immediato. L’alternativa si chiama consorzio di imprese. Un consorzio che potrebbe avere dimensioni regionali. Ne hanno parlato sabato a Firenze, durante l’incontro con Rossi e Micoperi, sia il sindaco Cosimi che il presidente della Provincia Kutufà.

E’ il consorzio che dovrà presentare l’offerta economica a Costa, Carnival e London Offshore Consultants e Standard Club. In una competizione che potrebbe essere di livello europeo, viste le dimensioni della commessa, che saranno sicuramente minori rispetto ai circa trecento milioni di euro dell’affidamento a Micoperi, ma sempre importanti. Da chi sarà composto e da chi sarà guidato? Questo è uno dei temi che finora non è stato affrontato ma che sarà decisivo nella definizione della seconda fase, che inizierà non appena il ministro Clini e il capo della protezione civile Gabrielli decideranno il porto in cui dovrà essere trasportata la Concordia. Cioè tra pochi giorni.

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