Gioco
A tavola il gigante, a noi il subappalto
Armatore e pool di assicurazioni cercano un big per la regia dell’intervento
LIVORNO. Non sarà la joint venture Titan-Micoperi a mantenere il ruolo di regista dell’operazione Concordia una volta che il relitto, rimosso dagli scogli del Giglio, sia stato consegnato al porto che di fatto saranno le autorità italiane a indicare. È un aspetto riguardo al quale anche ieri sono arrivate conferme.
Comunque, in sede locale c’è chi, in forma del tutto ufficiosa, mette l’accento sul fatto che, una volta trasferita la carcassa in un porto, operativamente gran parte del lavoro dovrebbe rimanere a imprese del territorio. Quasi sicuramente in subappalto o anche attraverso una catena di interventi specializzati, ma diretti o coordinati da un soggetto esterno che diventerebbe l’interlocutore diretto del pool di assicurazioni e dell’armatore.
Secondo questo scenario, tutto da confermare, sarebbe appunto il “general contractor” a essere un soggetto di rango nazionale, con le dimensioni finanziarie in grado di reggere l’impatto di un intervento di questa portata. Ma – viene fatto rilevare – non sarebbe utile neanche per la società aggiudicataria finire per avere la nave in un porto e affidare i lavori solo a ditte provenienti dal resto d’Italia o del pianeta.
Non sono da escludere invece tre possibili ripercussioni. La prima: la “testa” delle decisioni sarebbe altrove e dunque potrebbe non esser semplice trattare con essa (ma non è poi una gran novità in una città in cui quasi tutte le fabbriche sono multinazionali). La seconda: a seconda del modello organizzativo che l’aggiudicatario si darà, potrebbe trovare difficile reperire nella nostra zona le specializzazioni specifiche per alcuni lavori. La terza ha a che fare con i profitti: è ovvio che, se Livorno potesse entrare in gioco solo nella fase di subappato, comunque una parte dei profitti d’impresa sarebbero nelle mani del “general contractor” che riuscisse a ottenere questo lavoro.
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